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Superstizione
Maghi e indovini
Un numero di persone sempre maggiore si rivolge a maghi, indovini, astrologi, spiritisti, ecc. come se avessero la capacità e il potere di risolvere i problemi e le ansie che affliggono la gente. Sembra che la società odierna sia mossa da un irrefrenabile impulso a voltarsi indietro, per ricercare i tempi più bui della superstizione e dell’ignoranza.
Quel che più sorprende è che vi ricorrano sempre più persone che, senza conoscere nulla degli insegnamenti biblici, si definiscono cristiane. Infatti, è scritto: “Non si trovi in mezzo a te... chi eserciti la divinazione (la ricerca di conoscenze occulte), né pronosticatore, né augure, né mago, né incantatore, né chi consulti gli spiriti, né chi dica la buona fortuna, né negromante (chi interroga i morti); perché chiunque fa queste cose è in abominio all’Eterno...” (Deuteronomio 18:10,12 ).
E ancora: “Non vi rivolgete agli spiriti, né agli indovini; non li consultate, per non contaminarvi per mezzo loro.” (Levitico 19:31).
È molto chiarificante anche il giudizio di un autorevole dottore della Chiesa come Aurelio Agostino, vescovo di Ippona del IV secolo. Nel “Libro Quarto“ de “Le Confessioni”, al termine del secondo capitolo e agli inizi del terzo, (rivolgendosi a Dio per i peccati di magia), scrive: “Un’anima che sospira dietro codeste imposture non va fornicando lontano da Te, poggiando sul falso, pasciuta di vento ? ...Pascersi di vento non è la stessa cosa che darsi in pasto agli spiriti infernali, cioè essere loro motivo di gioia e di scherno con le nostre stesse aberrazioni…”
Tornando poi alle Sacre Scritture: “Se vi si dice: Consultate quelli che evocano gli spiriti e gl’indovini, quelli che sussurrano e bisbigliano, rispondete: Un popolo non dev’egli consultare il suo Dio? Si rivolgerà egli ai morti a pro dei vivi?” (Isaia 8:19,20). Né meno rilevante è l’ammonimento di Giovanni espresso nel libro dell’Apocalisse: “Fuori i cani, gli stregoni, i fornicatori, gli omicidi, gli idolatri e chiunque ama e pratica la menzogna.” (Apocalisse 21:8; 22:15). Chi osserva il comandamento ha cura dell’anima sua, ma chi non si dà pensiero della propria condotta morrà. (Proverbi: 19/16).
Giampaolo Caria
Gennaio 2003