Passo indietro

 

Sull'abolizione della pena capitale.

 

 

Oltre a coloro che sostengono d’essere contrari alla pena di morte per ragioni etiche e religiose, vi sono altri che auspicano l’abolizione della pena di morte per il semplice motivo, essi dicono, che se una persona viene condannata alla pena capitale e si scopre in seguito che era innocente, non si può tornare indietro.

Sostengono altresì che l’evoluzione della società, ha deciso di abolire la pena di morte in gran parte del mondo civile e sviluppato, non per mero capriccio ma per la crescita della sensibilità collettiva. Argomentazione anche questa affatto inconsistente, giacché la cosiddetta sensibilità collettiva moderna ha prodotto enormi mostruosità come la legalizzazione dell’aborto, il divorzio facile, perversione sessuale sfrenata, corruzione diffusa in tutti i settori della società, insicurezza e altre negatività, distruggendo, in tal modo, tutti quei valori d’un tempo che erano i solidi freni della società.     

 

Ai primi, però, si può ben dire che Gesù non si è mai scagliato contro le leggi del suo tempo e tanto meno contro la pena di morte, anzi il Vangelo fa dire a uno dei due malfattori crocifissi assieme al Cristo: «E uno dei malfattori appesi lo ingiuriava, dicendo: Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi! Ma l’altro, rispondendo, lo sgridava e diceva: Non hai tu nemmeno timore di Dio, tu che ti trovi nel medesimo supplizio? E per noi è cosa giusta, perché riceviamo la condegna pena dei nostri fatti; ma questi non ha fatto nulla di male…». (Luca 23:39,42). È  Infatti scritto, nella legislazione Levitica: “Chi uccide un capo di bestiame, lo pagherà; ma chi uccide un uomo sarà messo a morte”. (Levitico 24,21). Lo stesso Gesù a tal proposito disse:Non pensate ch’io sia venuto per abolire la legge od i profeti; io son venuto non per abolire ma per compire”. In più è chiaramente espressa, l’ammissibilità della pena capitale, anche nella lettera ai romani al capitolo 13.

 

È  il rispetto stesso della vita umana che impone, in caso di omicidio volontario, la condanna a morte del colpevole. Non si tratta di una semplice misura di utilità sociale; si tratta di mantenere vivo nella coscienza umana il sentimento profondo che Dio stesso annette alla persona umana.

“Il sangue di chiunque spargerà il sangue dell’uomo sarà sparso dall’uomo, perché Dio ha fatto l’uomo a immagine sua.” (Genesi: 9/6). Non è certo a caso ch’è scritto non uccidere. Il comandamento è diretto al singolo.

 

Ai secondi è necessario dire che non bisogna abolire la pena di morte, ma le condanne senza prove inoppugnabili. La pena capitale dovrebbe essere inflitta solo a chi è colto, tanto per intenderci, con la “pistola fumante”. E non  reintroducendo la crocifissione, come ironizza qualche stupidino sbeffeggiando le dottrine della Bibbia, ma mediante fucilazione.

Bisogna individuare senza commettere mai errori, per non mandare a morte un innocente, chi ha commesso il male assoluto, ossia: l’uccisione di un essere umano. Accade molto spesso che crudeli assassini non condannati alla pena estrema e rimessi, per qualche ragione, in libertà commettano lo stesso crimine.[i]

Pertanto, coloro che sono contro la pena di morte dovrebbero riflettere bene su tale fatto e pensare più alle vittime, piuttosto che battersi a favore di tanti mostri nati, dei quali diventano, moralmente, favoreggiatori, in nome di ragioni personalissime, molto discutibili. Non è ammissibile che la vita degli assassini sia considerata, dai cosiddetti  buonisti, più sacra di quella delle vittime, ciò è inaccettabile.

 

Giampaolo Caria

 


 Febbraio 2007

CORRIERE DELLA SERA – 1 maggio 2005

L'uomo condannato per la strage del Circeo era in libertà vigilata

 

Arrestato Izzo, trovati cadaveri di due donne

Madre e figlia 14enne rinvenute nelle campagne vicino Campobasso:

forse violentate. «Le ha uccise per vendetta»

CAMPOBASSO - Trent'anni dopo lo stesso orrore, le stesse modalità nel metterlo in pratica. Lo stesso autore. I cadaveri di due donne, una madre e la figlia di 14 anni, sono stati trovati dalla Polizia durante la perquisizione di un casolare nelle campagne di Mirabello, piccolo centro alle porte di Campobasso, nell'operazione che ha portato all'arresto di Angelo Izzo, uno dei condannati per il massacro del Circeo, una storia di sevizie e torture che risale al 1975, e di altre due persone di cui ancora non si conoscono ancora i nomi. Stando ai primi rilievi, sui cadaveri, che erano sotterrati ma non decomposti, non mancherebbero segni di violenze sessuali. La ragazzina è stata trovata nuda, ammanettata e con dello scotch sulla bocca. Attualmente Izzo si trovava a Campobasso in regime di libertà vigilata. Classificato come collaboratore di giustizia, Izzo non beneficiava del programma di protezione, evidentemente perché non considerato esposto a pericoli tali da essere necessaria una misura speciale di tutela nei suoi confronti.