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Il peccato originale: tra mito e storia

In un recente libro di teologia si legge: “In ordine al peccato originale la teologia non ha mai spiegato in modo soddisfacente in che modo possa avvenire la trasmissione del peccato originale a tutti gli uomini. Se, a causa del peccato del primo uomo, nasciamo tutti col peccato originale, in che modo questo peccato originale giunge a noi? In che modo il peccato originale di Adamo produce, negli esseri umani di ogni tempo e di ogni luogo, il peccato originale originato?”

Come si può notare, la teologia non sa dare, in modo esauriente, una spiegazione circa la trasmissione del peccato originale per generazione. Ed è del tutto evidente che non ci sarà nessuna soluzione plausibile sino a quando si continuerà ad affermare la storicità del racconto del peccato originale e non voler ammettere il carattere mitico del racconto biblico, ben sapendo che non ci sono mai stati serpenti parlanti e che il mondo non è stato fatto in sei giorni.

 

Prima di tutto occorre precisare che il signifi­cato che si attribuisce alla parola mito non è, nella fattispecie, quello di favola, ma trattasi della rappresen­tazione per immagini di fatti reali complessi, impossibili da comunicare o rap­presentare, alla fi­nitezza umana, in forma diversa : perciò non equivale ad irrazionale.

Alla domanda:  in che modo avviene la trasmissione del peccato originale a tutti gli uomini? Si può affermare con sicurezza che la risposta è contenuta nella storia umana.

La storia, come tutti ben sanno, è ciò che è accaduto o è stato fatto a opera dell’uomo. Si tratta insomma del nostro passato e bisogna purtroppo riconoscere che si tratta di un passato poco esaltante, per lo più lastricato di ingiustizie ed enormi nefandezze. Tale constatazione trova puntuale conferma, senza andare molto a ritroso nel tempo, anche solo esaminando gli eventi drammatici accaduti nel secolo appena trascorso, il Novecento, e quelli per nulla rassicuranti (visto l’inizio) che si annunciano con il nuovo appena imboccato.  

È noto a tutti che quando giungiamo in questa valle, non troviamo il giardino  primigenio, ma troviamo, volenti o nolenti, il giardino in cui l’homo sapiens ha operato in maniera scriteriata sin dalle origini.

Insomma, ogni generazione venendo in questo mondo ha trovato il mondo che le generazioni precedenti hanno forgiato e trasmesso a quelle future, a cui le nuove aggiungono fatalmente il proprio criticabile apporto, modificando ancora di più questa valle, di per sé già di molte lacrime, per le generazioni venture, come se si trattasse di una condanna inevitabile che sin dalla genesi si trasmette di generazione in generazione.      

Ma guardiamo alcuni fatti biblici nel loro giusto ordine, per schiarirci meglio lei idee.

È scritto che nel sesto giorno della creazione Dio fece l’uomo a sua immagine e somiglianza: Genesi 1/26. (I sette giorni della creazione rappresentano i periodi di tempo che riguardano la scala dei tempi geologici). Ed è altresì scritto che  l’Eterno Iddio formò l’uomo dalla polvere della terra, gli soffiò nelle narici un alito vitale, e l’uomo divenne un’anima vivente: Genesi 2/22. (Si sa che una scultura per essere realizzata necessita di varie fasi di lavorazione, quindi di un certo tempo).

Inoltre, apprendiamo dalla Bibbia che prima che l’uomo, nel suo processo evolutivo, raggiungesse il massimo sviluppo biologico diventando Adamo (cioè il nostro diretto progenitore, il capostipite della specie cui anche noi apparteniamo, per cui è stato chiamato, con una buona dose di megalomania, Homo sapiens) Dio scendeva spesso nel giardino (la Terra) a incontrare l’uomo e parlava con lui; ciò dimostra la comunione tra Dio e l'uomo prima della caduta, e l'allontanamento dal luogo della Sua presenza, ci dice anche molto chiaramente che l’Eterno non ha mai lasciato sola la sua creatura durante tutto il suo percorso evolutivo.

Casomai è Adamo ad allontanarsi da Dio disobbedendo ad un suo preciso comandamento, compiendo così  l’imperdonabile peccato: “E l’Eterno Iddio diede all’uomo questo comandamento: "Mangia pure liberamente del frutto d’ogni albero del giardino;  ma del frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male non ne mangiare; perché, nel giorno che tu ne mangerai, per certo morrai". (Genesi 2/16,17).

Il peccato, come si deduce dalla Sacra Scrittura, è la violazione della legge: violazione della legge inscritta nella nostra coscienza, ossia la cognizione del bene e del male in essa radicato; violazione e disprezzo arrogante delle leggi naturali poste da Dio e sistematica trasgressione di molte altre onorevoli regole del vivere in pace.

Tale grave peccato che l’uomo si porta appresso sin dalle origini, che si trasmette di generazione in generazione, non riguarda solo i credenti, ma riguarda tutto il genere umano.

È scritto: “difatti, tutti hanno peccato e son privi della gloria di Dio”, e anche: “Se diciamo d’esser senza peccato, inganniamo noi stessi, e la verità non è in noi.

Il “peccato originale originato"(il peccato che la razza umana ha ereditato dal primo uomo) ci sta portando verso la nostra estinzione, siamo diventati, a causa dei nostri insensati comportamenti, il cancro del pianeta, saremo pertanto scacciati dal giardino per non ritornarci mai più!

Infatti è scritto: “Così egli scacciò l’uomo; e pose ad oriente del giardino d’Eden i cherubini, che vibravano da ogni parte una spada fiammeggiante, per custodire la via dell’albero della vita.”.

Questa, purtroppo, sarà l’ingloriosa fine dell’uomo fattosi dio a se stesso! Ma l’Eterno, nel suo infinito amore per la stirpe di Adamo, ha provveduto nel contempo una via di salvezza in Cristo Gesù uomo, la grazia per tutti coloro che l’accettano come personale salvatore. Infatti è scritto: “E in nessun altro è la salvezza; poiché non v’è sotto il cielo alcun altro nome che sia stato dato agli uomini, per il quale noi abbiamo ad esser salvati.”. “Ma a tutti quelli che l’hanno ricevuto egli ha dato il diritto di diventar figliuoli di Dio; a quelli, cioè, che credono nel suo nome”.

Si può credere o non credere alla Scrittura, non c’è obbligo per nessuno, ma le cose che dice la Bibbia, interpretate oggettivamente, sono queste e non altre.

 

Giampaolo Caria

23 maggio 2008