Passo indietro

 

La coscienza e Darwin

 

Natura e coscienza tra evoluzione e creazione

 

 

Il dibattito iniziato da qualche tempo su creazione ed evoluzione ha messo in luce che la teoria evoluzionistica darwiniana è inadeguata a spiegare il problema di come circa quattro miliardi di anni fa nacque e si sviluppò la vita. È giunto il momento, si dice, per una discussione idonea ad analizzare a fondo il problema; è ormai chiaro che evoluzionismo e creazionismo parlano di cose di cui si sa poco o niente.

 

In un libro di storia del mondo di circa 30 anni fa si legge: “Sappiamo molto e non sappiamo nulla. L’origine di ciò che è l’uomo, terra, universo è avvolta in un mistero che non siamo sul punto di risolvere più di quanto lo fosse il cronista del Genesi. Anzi, la nostra conoscenza attuale, mancando della magia poetica delle scritture, sembra in un certo senso meno credibile del resoconto della Bibbia o di qualsiasi altro testo antico” (1)

 

Considerando la perdita di credibilità che la teoria evoluzionistica sta assumendo oggigiorno rispetto al passato, tale asserzione appare ancora più vera di 30 anni fa e ciò non solo a motivo delle scarse conoscenze di Darwin, come degli altri scienziati del tempo, che riteneva molto semplici cose che ora sappiamo invece che sono enormemente complesse, ma anche per il fatto che da qualche tempo la teoria del “progetto” o “disegno intelligente” (Intelligent Design,ID) ha fatto considerevoli passi di qualità e di diffusione, finendo, come alcuni studiosi sostengono, con l’essere congiunta, e spesso confusa, con le posizioni creazioniste del fondamentalismo riformato, che vuole bandire il darwinismo dalle scuole.

 

Gli esperti invece affermano che ai giovani si dovrebbe insegnare il darwinismo, le prove a suo favore e quelle che vanno in senso opposto in modo da stabilire un dialogo tra posizioni differenti, dialogo atto alla riflessione critica.

 

È noto che gli evoluzionisti credono che l’evoluzione sia avvenuta attraverso la selezione naturale, cioè la sopravvivenza del più adatto verificatasi mediante variazioni dovute al caso. Il ruolo del caso per essi è centrale, la cui funzione sostengono è molto importante in ogni processo evolutivo. Ma credere che la vita possa essere spiegata con ragioni soltanto naturali,  mettendo in evidenza la funzione primaria del caso e che rappresenti, (come afferma l’evoluzionismo naturalistico definito dalla teoria sintetica (2) ) se non l’unica, la più ammissibile spiegazione di come si sia formato tutto ciò che è vivente, è mettersi esattamente sulle stesse posizioni creazioniste del fondamentalismo biblico che, per nascondere la propria ignoranza, anziché il caso e la selezione naturale, per spigare l’esistente indica Dio come creatore e reggitore di tutte le cose.

 

Mentre caso e selezione naturale possono ritenersi parti di un unico “Disegno intelligente”. Infatti secondo tale concezione, la vita di ogni uomo è dovuta al caso, nasciamo casualmente e ciò è un fatto naturale indiscutibile. Ma non altrettanto può dirsi per quanto riguarda la coscienza, che non può essere dovuta al caso.

 

L’essere umano è un contenitore di argilla in cui è stata introdotta la coscienza. La materia-natura non ha nessuna consapevolezza di esistere, realizza ignara e libera, entro i confini segnati dalle leggi naturali, secondo un “progetto intelligente”, i propri compiti e il proprio destino, per cui è impossibile che la coscienza umana provenga da elementi esclusivamente naturali che non la posseggono affatto.

 

Per i creazionisti, una spiegazione della complessa realtà umana che sia soltanto naturalistica, negando l’intervento di una volontà esterna all’ordine naturale, è del tutto inaccettabile.

Sarebbe, infatti, come negare che la luce che illumina la terra non provenga da una fonte esterna (il sole), ma che scaturisca, pur non possedendo alcuna fonte di luce propria, miracolosamente, dalla stessa terra. La terra, in realtà, senza la luce solare risulterebbe priva di energia vitale, similmente ad un uomo senza la coscienza.

 

1 - John A.Garraty e PeterGay – Storia del mondo- a cura della Columbia University- vol. 1, pag.9

2 – Nota sulla teoria sintetica dell’evoluzione in ultima pagina.

 

 

 

Siamo un contenitore di argilla

 

 

Siamo terra e dalla terra veniamo in maniera causale, il caso è fattore di giustizia e di libertà, perché non fa preferenze. Siamo una manciata di polvere a cui è stata data la coscienza, la quale ci rende vitali e liberi avendo la conoscenza del bene e del male e per mezzo della quale pure saremo giudicati, giacché totalmente responsabili delle nostre scelte e delle nostre azioni operate in piena libertà (libero arbitrio).

Siamo la materia vivente dotata di ragione, che s’interroga e che si pone le famose, antiche domande: chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo. Ma tutti ben sappiamo che siamo polvere e che in polvere torneremo mentre la coscienza torna a chi ce l’ha data. Nessun’altra forma di materia vivente è in grado di porsi domande simili e darsi altrettante risposte sensate.

 

Ed è indubbio, come gli studiosi hanno rilevato, che questa forma di materia vivente detta uomo, attraverso la propria evoluzione culturale ha prodotto effetti veramente straordinari. Proteggendosi con materiale resistente al vento e all’acqua, dotandosi di quattro ruote e di un congegno detto motore, l’uomo è riuscito a centuplicare la sua velocità. Dotandosi di antenne, connesse a oggetti speciali riesce a vedere cose che  avvengono a distanze enormi.

 

Questa forma evolutiva della specie umana ha permesso all’uomo di viaggiare a velocità supersoniche, andando nientemeno a finire sulla luna e riuscendo perfino a vedere com’è fatta l’altra faccia – quella perennemente invisibile della luna. (Antonino Zichichi)

 

Molti altri esempi potrebbero farsi del dominio culturale dell’uomo sulla altre specie. Ed è fuori discussione che tale superiorità esista, ciò pone l’Homo sapiens al di sopra, nel bene e del male, di tutti gli altri esseri viventi, considerati fratelli, riguardo alla composizione chimica, ma abissalmente estranei, non solo culturalmente, ma anche per quanto riguarda la coscienza, il dono della ragione e il linguaggio.

 

Nonostante tal evidenza l’evoluzionismo naturalistico, con la sua fede esagerata che tutto si sia creato a caso, con i suoi dogmi contrapposti alla fede in Dio, ha tentato una sorta di indottrinamento volto a scardinare dalle coscienze la fede nell’uomo creato a immagine di Dio, in modo d’abbassare, ignorando la straordinaria evoluzione culturale dell’uomo e le sue particolare doti, la specie umana a livello delle altre specie viventi; per di più riducendo l’uomo da immagine di Dio a Homo sapiens discendente dalla scimmie; bestie che sembrano, rispetto agli altri animali che possono essere leali, forti, coraggiosi, utili o belli, totalmente prive di virtù. I cercopitechi che si ammirano negli zoo, a detta degli studiosi, sono animali nervosi, ciarlieri e sessualmente deviati. E in più ritenendo, bontà loro, la fede in un Creatore come mera proiezione in cielo della fervente fantasia umana.    

A tal riguardo qualcuno ha scritto: “L’uomo nella sua arroganza concepisce se stesso come un capolavoro degno dell’intervento di una divinità. Più umile e io credo anche più vero sarebbe considerarsi proveniente dagli animali”.(3)

 

A ciò occorrerebbe ribattere: anche se non fosse il capolavoro d’una divinità, bisognerebbe pur sempre riconoscere che tra gli esseri viventi e l’opera migliore della natura e lo è in modo innegabile.

Ed è pure verità assiomatica che l’uomo proviene dagli animali (nel senso che tutti gli animali hanno la stessa comune origine e sono fatti dello stesso composto chimico) ma che, diversamente dagli altri esseri viventi - programmati dalla natura grazie all’istinto retto da una modesta quantità d’intelligenza - è diventato, con l’acquisto dalla coscienza, libero e dotato di ragione. Ma la natura evidentemente commette degli errori perciò molti uomini non hanno mai acquisito la coscienza di essere tali e di non essere più solo degli animali, restando di conseguenza in una condizione inspiegabilmente bestiale. 

Ed è da credere che sia stata quest’ultima evidenza il motivo che ha fatto dire una volta a Einstein: “Esistono solo due cose infinite: la stupidità umana e lo spazio, ma dello spazio non  sono sicuro”

 

 [3] FRANCESCHELLI, Dio e Darwin, Donzelli editore, 2005

 

 

 

 

 

La sofferenza abita nel migliore dei mondi possibili

 

 

A molti il mondo così com’è non piace; non piaceva per esempio a Voltaire che attaccando gli abusi del suo tempo, con l’ironia e il sarcasmo ben noti,  indirizzava principalmente  i sui strali contro il fanatismo religioso, la fede nella provvidenza, l’accettazione di ogni sofferenza e disgrazia, le ingiustizie sociali, la guerra e tutti gli altri mali imperanti “nel migliore dei mondi possibili” (4) – Non piaceva a Darwin che sperimentava la severità della condizione umana direttamente con il dolore per la morte della sua figlia Annie di appena nove anni e quanto per lui ormai ogni fede religiosa fosse vana. “Quale libro potrebbe scrivere un cappellano del diavolo (confidava a un amico, qualche tempo prima di scrivere “L’origine della specie”) sulle opere della natura così rozze, piene di sprechi, grossolanamente erronee ed orribilmente crudeli!” (5).

 

Non piaceva a Leopardi che nella descrizione del giardino dava pieno sfogo al suo noto pessimismo. “Non gli uomini solamente, ma il genere umano fu è sarà sempre infelice di necessità. Non il genere umano solamente ma tutti gli animali. Non gli animali soltanto ma tutti gli esseri al loro modo. Non gl’individui, le specie, i generi, i regni, i globi, i sistemi, i mondi.

 

Entrate in un giardino di piante, d’erbe, di fiori. Sia pur quanto volete ridente. Sia nella più mite stagione dell’anno. Voi non potete volger lo sguardo in nessuna parte che voi non vi troviate nel patimento. Tutta quella famiglia di vegetali è in istato di souffrance, qual individuo più, qual meno. Là quella rosa è offesa dal sole, che gli ha dato la vita, si corruga, langue, appassisce. Là quel giglio è succhiato crudelmente da un’ape, nelle sue parti più sensibili, più vitali. Il dolce miele non si fabbrica dalle industriose, pazienti, buone, virtuose api senza indicibili tormenti di quelle fibre delicatissime, senza strage spietata di teneri fiorellini.

 

Quell’albero è infestato da un formicaio, quell’altro da bruchi, da mosche, da lumache, da zanzare, questo è ferito nella scorza e cruciato dall’aria o dal sole che penetra nella piaga, quello è offeso nel tronco, o nelle radici, quell’altro ha più foglie secche; quest’altro è roso, morsicato nei fiori, quello graffito, punzecchiato nei frutti. Quella pianta ha troppo caldo, questa troppo fresco, troppa luce, troppa ombra; troppo umido, troppo secco.

 

L’una patisce incomodo e trova ostacolo e ingombro nel crescere, nello stendersi; l’altra non trova dove appoggiarsi, o si affatica e stenta per arrivarvi. In tutto il giardino tu non trovi una pianticella sola in istato di sanità perfetta. Qua un ramicello è rotto o dal vento o dal suo proprio peso; là un zeffiretto va stracciando un fiore, vola con un brano, un filamento, una foglia, una parte viva di questa o quella pianta, staccata e strappata via. intanto tu strazi le erbe co’ i tuoi passi; le stritoli, le ammacchi, ne spremi il sangue, le rompi le uccidi. Quella donzelletta sensibile e gentile, va dolcemente estirpando e infrangendo steli. Il giardiniere va saggiamente troncando, tagliando membra sensibili, colle unghie, col ferro.

 

Certamente queste piante vivono; alcune perché le loro infermità non sono mortali, altre ancora con malattie mortali, le piante e gli animali altresì, possono durare a vivere qualche poco di tempo. Lo spettacolo di tanta copia di vita all’entrare in questo giardino ci rallegra l’anima, e di qui è che questo ci pare essere un soggiorno di gioia. Ma in verità questa vita è triste e infelice, ogni giardino è quasi un vasto ospitale (luogo ben più deplorabile che un cemiterio), e se questi esseri sentono o, vogliono dire, sentissero, certo è che il non essere sarebbe per loro assai meglio che l’essere”(6)

 

[4] F. VOLTAIRE, Candido, Mondatori, 2005.

 [5] FRANCESCHELLI, Dio e Darwin, cit.

[6] G. LEOPARDI, Zibaldone di pensieri, 2006, Mondatori

 

 

 

Il pianeta azzurro che a tanti non piace

 

 

Oggi, più che  mai, il mondo con le sue realtà sempre più complesse e spesso spaventosamente disumane non piace a molte categorie di persone: non piace ai partigiani “del cappellano del diavolo”, ai miscredenti e materialisti in genere, tutti ostili al creazionismo e all’uomo, in quanto a immagine e somiglianza di Dio (ma non più tale poiché, affrancatosi dal suo Fattore, l’uomo è diventato anche e sopratutto a immagine di satana, insomma si è trasformato in un composto di bene e di male). Per cui viene spontaneo chiedersi, ma che razza di mondo sarebbe stato il nostro, se anziché essere opera di un “disegno intelligente” l’avessero, ipoteticamente, progettato e realizzato i tanti scontenti avversi alla divinità e alla natura ritenuta  inspiegabilmente sciupona e malvagia?

 

Un mondo senza disgrazie e sofferenze? Un mondo privo di tutto ciò che possa provocarle? Senza terremoti? Tsunami? Vulcani? Cicloni? Uragani? Senza treni, aerei, automobili, navi, macchine, fabbriche e quant’altro esistente potrebbe, con il suo utilizzo, provocare gravi incidenti, con conseguenti sofferenze, invalidità e lutti? Un mondo senza dolori e malattie, quindi senza ospedali, senza medici, senza infermieri, senza medicine, senza farmacie, senza industrie farmaceutiche, senza ricercatori, senza università? Un mondo insomma dove tutti gli esseri viventi dovrebbero poter concludere, immoti per non subire  infortuni, il loro percorso felici e sani come pesci!?

 

Si potrebbe continuare a lungo ad elencare come sarebbe un mondo a immagine e somiglianza del fondamentalismo darwiniano. Oppure aggiungere solamente che il mondo agognato dai naturalisti risulterebbe soltanto un luogo orribile, piatto, senza stimoli, privo d’incentivi, ristagnante, insopportabilmente mostruoso ed invivibile. Non sarebbe di certo “il mondo migliore  possibile”!

Nel “Discorso sull’indole del piacere e del dolore” di Pietro Verri; al capitolo VIII,  “I piaceri delle belle arti nascono dai dolori innominati”: si legge:

 

“La musica, la pittura, la poesia, tute le belle arti hanno per base i dolori innominati: in guisa tale che, se io non erro, se gli uomini fossero perfettamente sani e allegri, non sarebbero mai nate le belle arti. Questi mali sono  la sorgente di tutti i piaceri più delicati della vita.

 

Esaminiamo infatti l’uomo nel momento in cui e veramente allegro, contento e vivace, e lo troveremo insensibile alla musica, alla pittura, alla poesia e  ad ogni bell’arte, a meno che la precedente abitazione meccanicamente non lo porti a riflettervi, ovvero la vanità di mostrarsi sensibile non lo renda ipocrita in quel momento. L’uomo vigoroso che ha la conoscenza nel cuore, e nel punto più remoto della sensibilità: questa si accresce col sentimento della nostra debolezza, dei nostri bisogni, dei nostri timori…”.

Infatti, non è infrequente sentir persone, che hanno vissuto molte sofferenze ed esperienze di grande infelicità - tutte prove che la vita, non di raro, dispensa ai comuni mortali - dire d’essere usciti da tali prove migliorate e di veder la vita sotto un migliore aspetto di prima e di viverla in maniera nuova, più giusta e con maggiore consapevolezza riguardo al suo effettivo valore.

 

Bisogna però anche riconoscere con onestà ragionativa che quando la sofferenza, le prove, le avversità, ci toccano da vicino o di persona, è umanamente difficile accettarle, così com’è altrettanto arduo, nell’afflizione, giudicare con obiettività i fatti della vita, la realtà e la natura nel suo complesso. Per cui occorre avere la massima comprensione nei confronti di chi è nell’infelicità ed è dunque portato a guardare gli aspetti più negativi e sfavorevoli della vita e della realtà pensando di conseguenza che: “Tutto è male. Cioè tutto quello che è, è male; che ciascuna cosa esista è un male; ciascuna cosa esiste per fin di male; l’esistenza è un male e ordinata al male; il fine dell’universo è il male; l’ordine e lo stato, le leggi, l’andamento naturale dell’universo non sono altro che male; né diretti ad altro che al male. Non v’è altro bene che il non essere; non v’ha altro di buono che quel che non è; le cose che non son cose: tutte le cose sono cattive. Il tutto esistente; il complesso dei tanti mondi che esistono; l’universo non è che un neo; un bruscolo in metafisica. L’esistenza, per sua natura ed essenza propria e generale, e un’imperfezione, un’irregolarità, una mostruosità…” (7)

 

Nessuna comprensione però nei confronti di atei, miscredenti e fondamentalisti darwiniani avversi alla natura e alla divinità; ai quali bisognerebbe indirizzare le stesse parole che uno dei padri della Chiesa (Clemente alessandrino) rivolse ad alcuni seguaci di Marcione i quali ritenevano il Giudaismo un male ed odiavano perciò le Scritture ebraiche e il Geova in esse descritto.

Sembra comunque che Marcione avesse sviluppato il tema dell'opposizione fra il Dio buono predicato da Cristo e il Dio giusto dell'Antico Testamento, creatore e padrone del mondo terreno, responsabile quindi di ogni male: similmente insomma a quel che sostengono nella maggior parte dei casi tutti gli scontenti di ogni tempo a cui non piace “il migliore dei mondi possibile” in cui viviamo, derivato da un progetto intelligente. Ecco le parole: “O uomini, con quale senno osate giudicare il creato e il suo Creatore? Perché accusate stoltamente l’Eterno  d’esser fonte di ogni male? Può un pugno d’argilla di nessun conto, con la coscienza di non possedere l’onniscienza esprimere giudizi sul suo onnisciente Fattore?  Perché  non giudicate voi stessi e riconoscete che siete voi e non Dio la fonte e la causa della maggior parte di tutti i vostri mali?…”

 

 

 

 

 

 Un disegno poco intelligente?

 

 

I naturalisti ritengono che il creazionismo sia fortemente problematico, perché pretende di tenere insieme il Disegno intelligente di Dio e i drammatici difetti della natura che di fatto rendono quel disegno più manchevole che intelligente. E invitano a ripensare, onnipotenza, onniscienza, progetto e giustizia di Dio anche alla luce del male fisico, delle opere rozze, crudeli e della sofferenza, inclusa quella degli animali, di una natura in evoluzione. In ciò, dicono, risiede il contributo dell’evoluzionismo naturalistico alla consapevolezza critica dei credenti di ogni fede in Dio. Ma è proprio così? O vi è altro da considerare e su cui ben riflettere?

 

Come si sa, non c’è animale che mostri tanta feroccia nei confronti dei propri simili come l’uomo. Né c’è animale che danneggi in maniera spietata e folle se stesso e la natura come il bipede umano.

Le opere della natura così rozze, piene di sprechi, grossolanamente erronee ed orribilmente crudeli, come affermano i darwiniani, sono poca cosa se paragonate alle opere erronee e indicibilmente crudeli perpetrate dagli uomini, durante tutta la loro storia, nei confronti dei propri simili, degli animali e della natura in generale.

 

La storia, come tutti ben sanno, è ciò che è accaduto o è stato fatto a opera dell’uomo. Si tratta insomma del nostro passato e bisogna purtroppo riconoscere che si tratta di un passato poco esaltante, per lo più lastricato di ingiustizie ed enormi nefandezze.

 

Tale constatazione trova puntuale conferma, senza andare molto a ritroso nel tempo, anche solo esaminando gli eventi drammatici accaduti nel secolo appena trascorso, il Novecento, e quelli per nulla rassicuranti (visto l’inizio) che si annunciano con il nuovo appena imboccato.

 

Nonostante i molti lodevoli progressi realizzati dalla scienza, dalla tecnologia e dalle telecomunicazioni, un terribile destino ha voluto che  quei progressi abbiano facilitato, se non determinato, l’avvento da destra come da sinistra di evolute dittature, il cui furore ideologico ha insanguinato il novecento dall’inizio alla fine, da un estremo all’altro del pianeta. I dittatori del XX  secolo come: Stalin, Hitler, Franco, Mao Zedong, Pinochet, Pol Pot, Mussolini, si sono trasformati  durante il loro cammino in tiranni, padroni assoluti del paese, e i tiranni molto spesso in mostri di cupidigia, di delirante presunzione e ferocia inaudite. Per Mussolini ad onor del vero bisogna dire che  ha commesso molti errori, ma non e da paragonare a gli altri dittatori summenzionati.

 

A questi despoti tristemente noti bisognerebbe aggiungere anche quelli dell’Indonesia e Balcani, Giappone del Mikado e Argentina dei generali, Sudafrica dei razzisti bianchi e Africa dei folli Napoleoni neri. Ma a ben indagare alla sfilza dei pazzi sanguinari del Novecento, altri ancora se ne potrebbero aggiungerne, giacché ci sarebbe solo l’imbarazzo della scelta.

 

 

 

 

 

La follia umana ha insanguinato il mondo

 

 

La seconda guerra mondiale incominciò in Europa il 10 settembre 1939, quando la Germania Hitleriana  diede inizio all’invasione della Polonia, e finì il 2  settembre del 1945 con la resa del Giappone.

Questa guerra ha rappresentato il più grave e terrificante conflitto della storia dell'umanità. A descriverlo, prima delle parole, valgano molto di più le cifre. Il totale di questa immane carneficina è spaventoso: 55.527.000 morti, dei quali 25.162.000 militari e 30.365.000 civili.

 

Oltre a ciò, nei 12 anni di regime nazista furono sterminati nei campi concentramento circa 6.000.000 di ebrei. Gli internanti furono, in totale, 7.500.000. Ai morti vanno aggiunte le distruzioni materiali, le devastazioni di incalcolabili ricchezze, di un immenso patrimonio creato dal lavoro e dalla intelligenza dell'uomo. Molti paesi furono ridotti nella più completa rovina, con le città trasformate in un cumulo di macerie, le strutture economiche e le comunicazioni sconvolte, le popolazioni superstiti affamate.

 

Nel 1945 il costo totale della guerra fu calcolato in 1.154 miliardi di dollari; il costo delle distruzioni provocate dalla guerra in 230 miliardi di dollari. Si è anche calcolato che nella sola Europa occidentale furono completamente distrutti 1.500.000 edifici e danneggiati 7.000.000.[8]

In quest’elenco evidentemente non figurano il gran numero, dei feriti, né il numero di quanti civili e militari, a causa del conflitto sono rimasti mutilati o invalidi.

 

Alle cifre del secondo conflitto mondiale vanno addizionate anche quelle della prima guerra mondiale (1914-18) detta "la Grande guerra", che coinvolse in breve tempo tutte le maggiori potenze europee e alla fine la maggior parte dei paesi del mondo, e costò la vita a più di 8 milioni di soldati. A questi tragici dati della follia umana debbono sommarsi quelli delle cosiddette guerre dimenticate, delle guerre civili, delle rivoluzioni, degli eccidi, dei genocidi delle persecuzioni, e tutti gli altri numerosi orrendi crimini commessi nel mondo da mostri senza pietà e senza senno.

 

È necessario tralasciare, per motivi d’impossibilità, d’aggiungere anche i dati riguardanti i guasti causati al pianeta e all’ecosistema dal bipede distruttore e inquinatore come, per esempio, quelli riguardanti, tanto per citarne qualcuno, il numero enorme di ordigni atomici fatti esplodere in molte parti del mondo per i cosiddetti test nucleari, giacché per elencarli tutti occorrerebbe un elenco lungo da qui alla luna. Tutti questi danni irreparabili hanno fatto del ventesimo secolo il più distruttore, il più feroce e il più drammatico secolo di tutta la storia dell’umanità. Ed è ragionevole reputare che se l’uomo non fosse in gran parte, per sua iniqua scelta, quello che è, cioè a somiglianza di satana, piuttosto che del suo Fattore, questo mondo sarebbe quasi un paradiso e non una dolorosa valle di lacrime come purtroppo è.

 

 [8]Tratto da Memoria per la storia e per la pace - Mai più guerra, a cura di Tullio Ferrari, Vol. III, Associazione Nazionale Combattenti e Reduci, Sez. di Modena, 1986, pag. 106.

 

 

 

 

Auschwitz

 

 

Dio si dev’essere voltato dall’altra parte!?

 

 

Dopo la politica di boicottaggio e di discriminazione antisemita avviata in Germania fin dal 1933 e l'istituzione dei primi campi di concentramento (Oranienburg, Buchenwald e Dachau). Quando nel giugno 1941 la Germania attaccò l'URSS, contro gli ebrei russi furono impiegate quattro Einsatzgruppen ("squadre d'urto") speciali, che si macchiarono di orribili atrocità, culminate nell'eccidio del burrone di Babi Yar (Kiev), dove il 29-30 settembre 1941 furono mitragliati 33.771 ebrei. Su insistenza di Hitler, Heydrich presiedette (gennaio 1942) la conferenza di Wannsee sulla "definitiva soluzione della questione ebraica". Nei tre anni successivi gli ebrei reclusi ad Auschwitz e negli altri campi di concentramento furono sterminati, fra l'altro, col gas cianidrico o col monossido di carbonio, con le iniezioni al fenolo, con i lanciafiamme e le bombe a mano.

 

Ma Dio con lo sterminio degli ebrei cosa c’entra? Dio ad Auschwitz non si è voltato dall’altra parte, come sostengono i suoi accusatori, ma ha visto tutto e registrato tutto! La libertà umana (o libero arbitrio) ha un solo limite: quello stabilito dalle leggi naturali, Dio non interviene direttamente nel mondo, anche se c’è chi pensa il contrario, perciò non sarà mai il guardiano degli uomini, ma il loro giusto giudice com’è stabilito. Se Egli intervenisse nelle faccende umane ordinariamente non esisterebbe più il libero arbitrio, ovverosia cesserebbe per l’uomo la possibilità di fare liberamente le proprie scelte diventando così una macchina o un comune animale privo di coscienza e senza nessuna responsabilità personale di nessun genere e di conseguenza non giudicabile.

 

L’intervento di Dio, il Suo soccorso, la Sua giustizia non sono mai mancati alla sua creatura, ma sono personali e riservati solo a coloro che gli sono graditi e a Lui si rivolgono con fede e umiltà consci della loro finitezza, della loro debolezza e dei propri bisogni. Occorre però chiarire che L’olocausto, termine che nell'antica liturgia ebraica designa il sacrificio levitico, è stato adottato dagli storici per indicare il massacro di sei milioni di ebrei compiuto dal regime nazista durante la seconda guerra mondiale.

 

Tale massacro, a ben vedere, è stato originato da una libera scelta umana, e dal solito caso, similmente a tanti altri fatti orribili della nostra storia e non chiaramente da altre cause inverosimili. Emerge però premente la precisa volontà di tante cattive coscienze, nemiche della divinità, il diabolico intento di creare un alibi alla feroccia umana e il proposito di voler per forza addebitare il massacro degli ebrei ad una volontà esterna. Insomma è il solito sciocco ritornello che vuole Dio, nel bene e nel male, l’artefice di ogni cosa, escludendo spudoratamente l’uomo delle proprie responsabilità!? 

 

Htler è venuto al mondo come tutti gli uomini casualmente, non è stato voluto da Dio, secondo il detto, non si muove foglia che Dio non voglia, per significare che nulla avviene contro la volontà di Dio; come molti invece sono erroneamente indotti a credere, dimenticando che l’uomo e libero in un mondo libero ed è lui il solo responsabile del suo operare, come  è stabilito sin dal principio dal Piano di Dio, Piano che un essere finito d’argilla non può contestare, ma umilmente accettare.

 

Nessun popolo o uomo deve essere giudicato per quello che era o ha fatto nel passato, in quanto un simile giudizio sarebbe un errore gravissimo, ma va semplicemente giudicato per quello che  fa ed è oggi, perché la contemporaneità conta più del passato. Tuttavia molto spesso è necessario voltarsi indietro per cercare di capire quali conseguenze, negative o positive, sono state prodotte dai modi di agire e dalle scelte fatte nel passato dagli uomini, i cui effetti  spesso perdurano nel tempo.

 

Bisogna anche aggiungere che nessun popolo o uomo al mondo è esente da colpe: chi è senza peccato scagli la prima pietra. Occorre pure ricordare che sin dai tempi antichi gli ebrei si considerano il popolo eletto da Yahweh e l’oggetto del suo speciale favore, stringendo con la divinità un’alleanza in base alla quale esso sarebbe stato il suo popolo e avrebbe vissuto osservando i suoi comandamenti. In altre parole, fu attraverso l’alleanza che Israele fu costituito come popolo di Yahweh.

 

Il potere coesivo di un patto solenne stretto davanti al loro Dio tenne uniti i componenti di un popolo costituito da elementi di origine enormemente eterogenea. Il sentirsi popolo eletto tenne però anche l’effetto di trasformare gli ebrei in una comunità intollerante. 

 

Per capire tal estremismo bisogna ricordare che i cardini della speranza giudaica erano: restaurazione delle dodici tribù israelitiche, conversione o sottomissione dei pagani o anche loro eliminazione, nuova Gerusalemme e nuovo tempio all’insegna di una santità e purità perfette, insomma la vittoria del popolo santo sui pagani e  la felicità eterna sulla terra, Israele padrone e i pagani suoi servi. Più vaga, meno diffusa e meno precisa l’attesa  di un messia.

 

Perciò i romani notoriamente tolleranti nei confronti di tute le religioni che non avversavano la loro, ritenevano che il grave crimine degli ebrei consisteva nel fatto che credevano in un Dio unico e non raffigurabile che rendeva detestabili tutte le altre religioni e i popoli che le praticavano; insomma come l’Islam odierno che pare una specie di giudaismo risorto dalle nebbie del passato.

Alla fine del primo secolo furono appunto gli ebrei i primi a perseguitare i cristiani, nell’attesa di essere perseguitati dai romani che  inizialmente li confondevano con gli ebrei. Infatti, Ai suoi albori il cristianesimo non era un’altra religione, ma una setta giudeo-cristiana, parte integrante dell’ebraismo.

 

Due cose tra le storicamente certe, che riguardano la vita di Gesù, sono la sua morte in croce: crucifixus sub Pontio Pilato, ce l’attestano le antiche testimonianze: quelle cristiane, come le lettere di Paolo e i vangeli canonici e apocrifi, le voci del mondo giudaico e anche storici pagani di cui Tacito: “Nerone … fece passare per colpevoli e li sottomise a torture raffinate  coloro che per i loro delitti il popolo detestava e chiamava cristiani. (si riferisce  all’incendio di Roma).

 

Erano chiamati così dal nome di Cristo, il quale sotto l’impero di Tiberio, era stato condannato al supplizio dal procuratore Ponzio Pilato…”(Ann 44,15,3). L’altra è che quando corre voce che Gesù e annunziato come il Messia - è esattamente quello che aspettavano i discepoli di Gesù: “Noi speravamo che fosse lui a  liberare Israele”, spiegano allo sconosciuto che incontrano sulla strada di Emmaus e che più tardi si rivelerà essere lo stresso Gesù (Luca 24/21) - il clero di Gerusalemme insorge e lo condanna a morte  e lo fa crocifiggere in mezzo a due briganti.

 

Nonostante l’odio profondo di Caiàfa per il Nazareno, e quello di tutto il clero gerosolimitano, Gesù aveva attratto molti poveri ed  emarginati, come pure molti Ebrei che  ritenevano le loro tradizioni – nella forma che si erano evolute – non più soddisfacenti, hanno creduto e seguito Gesù, lo dimostra la gran folla che l’ha osannato al suo ingresso a Gerusalemme: “Il giorno seguente, la gran  folla che era venuta alla festa, udito che Gesù veniva a Gerusalemme, prese dei rami di palme, e uscì ad incontrarlo, e si mise a gridare: Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore, il Re d’Israele!”(Giov. 12,13).

Ma non tutti i Giudei videro in Gesù il compimento del Piano di Dio per la salvezza di tutta l’umanità: “Non pensate ch’io sia venuto per abolire la legge od i profeti; io son venuto non per abolire ma per compire…” ( Matteo 5/17). “La legge ed i profeti hanno durato fino a Giovanni; da quel tempo è annunziata la buona novella del regno di Dio…”(Luca16/16). Da quanto detto si evince che la religione ebraica senza il Cristo è una religione incompleta, una fede che non salva, poco chiara e un po’ anarchica. Ciò è dimostrato anche dalla risposta che Elio Toaff, già rabbino di Roma, diede, in una intervista, allo scrittore Alain Elkann sul rapporto che hanno gli ebrei con l’Aldilà:

“La Torà parla di questa vita e non parla mai dell’Aldilà. L’ebreo crede nell’Aldilà, in un’altra vita che potrebbe essere di contemplazione della divinità fino alla resurrezione, oppure che potrebbe essere – è una dottrina non accettata da tutti – di reincarnazione, cioè le anime una volta uscite dal corpo entrano in un altro corpo. Evidentemente la resurrezione a cui gli ebrei debbono credere ognuno se la può immaginare come vuole.”

Da quanto sopra è chiaro che il massacro degli ebrei ad opera del nazismo è stato il conseguente risultato di una scelta compiuta dalla maggioranza del popolo ebreo e dai suoi capi: cioè la scelta di non accettare Gesù come Parola di Dio a loro inviata a compimento e sigillo del  Piano della salvezza messo in atto dall’Eterno a beneficio dell’intera umanità; scelta che può ben essere considerata legittima, giacché non è obbligatorio per nessuno diventare seguaci di Cristo, ma certamente sbagliata, considerando le conseguenze che  ha prodotto. Da ciò si capisce che se la decisione fosse stata diversa, cioè di accettazione del Cristo, non ci sarebbe stato nessuno sterminio di ebrei, giacché degli ebrei se ne saprebbe solo dalla Bibbia e dai libri di storia, come per tutti i popoli scomparsi del passato. Né ci sarebbe, come accade oggigiorno, nessun problema tra Israele e i Palestinesi, né alcun conflitto ad insanguinare quella storica terra mediorientale in cui è nata la fede nel Dio unico.

La strage di milioni di ebrei, come si può ben capire, è da addebitare all’effetto di una decisione tragicamente errata e ad un piano diabolico, messo in pratica da menti umane satanicamente possedute; ragion per cui un tale misfatto non può essere addebitato alla noncuranza di Dio. Dio ad  Auschwitz non si è voltato dall’altra parte, ma ha registrato tutto e aggiunto molti nomi al libro dei dannati da distruggere nel giorno del giudizio, per i quali sarà cosa spaventevole trovarsi alla presenza dell’Iddio vivente per rispondere dei loro crimini nei confronti delle sue creature!

Giampaolo Caria

14 febbraio 2006

 

 

NOTA pag. 1

2 - “Sulla teoria sintetica dell’evoluzione (Evolutionary Synthesis), al momento la più diretta e accreditata emanazione della teoria di Darwin, da molti chiamata neo-darvinismo, il cui termine Evolutionary Synthesis fu coniato nel 1942 da Julian Huxley (1) ed il cui termine “sintesi” allude all’aggiornamento della teoria darviniana con l’apporto del pensiero di scienziati di differente formazione. Huxley riteneva che l’importanza di Darwin non fosse dovuta alla scoperta dell’evoluzione – idea già considerata da studiosi precedenti, come Buffon e Lamarck – ma fosse dovuta al fatto di aver obbligato gli scienziati a considerare il fenomeno, proponendo ragionevoli meccanismi per spiegarlo. Sui meccanismi proposti da Darwin, Huzley stesso avanzava peraltro molte critiche, pur considerandosi “darvinista. A tal riguardo E.Mayr, (2) a cui si deve  la “forma” attuale della teoria sintetica dell’evoluzione, scrive che la teoria sintetica è “una teoria a solo due fattori: mutazionismo e ambientalismo. […] La teoria di base non è in molti casi più di un postulato e la sua applicazione solleva numerosi problemi in quasi tutti i casi concreti.”

 

[1] Huxley, Julian

Il biologo britannico sir Julian Sorell Huxley (1887-1975) ha dato rilevanti contributi al progresso delle conoscenze nel campo della embriologia, della sistematica, della genetica, dell'etologia e degli studi di evoluzionismo.

 [2] Mayr, Ernst

Il biologo di origine bavarese, naturalizzato americano, Ernst Mayr (n. 1904), è conosciuto per i contributi da lui dati alla tassonomia, alla genetica delle popolazioni e all'evoluzione.