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La Bibbia, il Vangelo e le antiche domande.

 

Chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo? Nessuno è in grado di rispondere alle antiche e pur sempre attuali domande. Vi è però un libro ricco d’ispirazione  che, per certi aspetti, in maniera più credibile di tanti altri, risponde a molte delle domande che l’uomo può porsi in merito alla sua esistenza e al suo destino. Questo libro, detto anche il libro dei libri, tradotto integralmente o in parte in oltre 1500 lingue, è la Bibbia, ed è il libro notevolmente più diffuso nel mondo. Un libro che ha esercitato un’influenza incalcolabile sulla storia e sulle espressioni culturali e artistiche.

Sulla Bibbia, infatti, si fonda la fede di ebrei e cristiani, ma la Genesi e l’interpretazione del “Libro” da parte di queste fedi non è univoca. I cristiani, ad esempio, sono divisi in molteplici denominazioni, ognuna delle quali ha una sua verità circa l’interpretazione e la natura della Scrittura, spesso in contrasto con gli altri. Questi gruppi non riescono a mettersi d’accordo quasi su niente sull’interpretazione del Vangelo e su quello che Gesù ha detto e sul significato delle sue parole.

Nessuno ha mai visto Dio, ciò nonostante i capi di tali confessioni religiose (vale a dire, persone uguali a tutte le altre) parlano in suo nome e per di più in maniera babelica (ognuno con la sua verità in tasca) come se fossero stati da Lui personalmente delegati a rappresentarlo in questo mondo?!? 

Il Vangelo per i cristiani, (contrariamente al Corano che, secondo i musulmani, è stato direttamente dettato da Allah) è ispirato, e non dettato parola per parola, come molti erroneamente credono. Lutero, a tal riguardo, sosteneva che la Scrittura è la mangiatoia dove giace Gesù: ciò per significare che il Vangelo è il luogo in cui si può incontrare il Nazareno. Insegnando di conseguenza che bisogna prestare molta attenzione a non confondere la mangiatoia (opera umana) con Gesù di Nazareth. Tale confusione è spesso dovuta a scarso discernimento.

Da tutto ciò si desume che l’appartenenza entusiasta, pura e semplice, ad una qualsiasi delle molteplici confessioni cristiane è un ostacolo alla lettura e comprensione della Scrittura, proprio perché lo Spirito di Dio, è il contrario dell’ingenuità e delle divisioni.

Spirito in latino si diceva Spiritus, in greco Pneuma, in ebraico, Rwah: tutte e tre queste parole vogliono dire “alito di vento” e sono espressioni figurate, indicano prima di tutto a cosa assomiglia, come si fa conoscere quella realtà divina che chiamiamo Spirito.

Già da questo si può dedurre che l’idea di Spirito abbia a che fare con un senso di libertà, mentre le sette, con le loro dottrine spesso assurde sono vincolanti: l’opposto della libertà; sovente sono delle vere prigioni che impongono scriteriati limiti all’intelligenza, alle scelte ed alla conoscenza delle persone.

A tal riguardo, è illuminante quanto dice Spinoza nel suo Trattato Teologico - politico:

“…ognuno ha il supremo diritto di pensare liberamente, anche riguardo alla religione, ed è inconcepibile che qualcuno possa rinunciare a questo diritto, ognuno avrà anche il supremo diritto e la suprema autorità di giudicare della religione, e, di conseguenza di spiegarsela e interpretarsela …”[1]

“Il Trattato scaturisce dunque dall’esigenza che la libertà di pensiero abbia pieno diritto di cittadinanza.  In effetti, una delle critiche più dure e insistenti del trattato è rivolta contro l’arroganza e la presunzione dei teologi e dei rabbini che condannano la ragione come corrotta, disprezzano il lume naturale in nome del “lume soprannaturale” e della “ testimonianza interiore dello Spirito”, e non ritengono non possa esservi altra via per l’esercizio delle virtù, per la tranquillità dell’animo e per raggiungere la salvezza e la beatitudine, all’infuori dell’adesione alle loro opinioni e alla lettera della Sacra Scrittura”…[2]

 “Uno degli aspetti decisivi nella vicenda umana e intellettuale di Spinoza fu la sua espulsione dalla comunità ebraico - portoghese di Amsterdam, avvenuta il 27 luglio 1656”[3]

[1] Trattato Teologico - Politico pag. 327

[2] Trattato Teologico - Politico pag. 19

[3] Trattato Teologico - Politico Cronologia della vita e delle opere

 

 

 

 

Qualche chiarimento sulla Bibbia

 

Occorre precisare brevemente, per chi non avesse confidenza con le pagine della Scrittura, che la Bibbia è stata scritta da più autori ed in epoche diverse, autori dei quali nessuno sa nulla. E probabilmente non ne sapremo mai niente.

Infatti la ricerca secolare sulla sua composizione dimostra che i libri che la compongono sono il risultato di un processo molto lungo, caratterizzato da secoli di vicende umane che hanno lasciato le loro impronte nei racconti, in principio orali, e poi, molti secoli dopo, scritti, fusi insieme, tradotti e interpretati a più riprese.

Questo processo ebbe inizio circa quattromila anni fa interessando molti scrittori che operarono in tempi diversi. La redazione finale avvenne in gran parte nell’arco di cinquecento anni, dal 900 al 400 a.C. I racconti patriarcali, ad esempio, che la tradizione attribuisce a Mosè (che visse secoli dopo) non sono documentazioni storiche contemporanee. Infatti, secondo la moderna critica biblica e l’ipotesi documentaria, gli studiosi convengono sull’idea che il Pentateuco sia composto di quattro documenti principali: J.E.D.e P. il più antico di cui (J) risalente al IX secolo e l’ultimo (P) al periodo successivo all’esilio, insomma nessuno dei quali che possa dirsi neppure lontanamente contemporaneo agli eventi descritti[4].

Bisogna anche precisare che la copia più antica della Bibbia in nostro possesso risale all’anno 1000, e che non esiste nessun testo originale dei libri biblici, giacché gli autografi sono andati perduti. Tuttavia le copie presenti tra i rotoli del Mar Morto, antecedenti di un millennio o più rispetto a qualunque altro documento conosciuto ci hanno permesso di stabilire con quale grado di fedeltà siano stati scritti e trasmessi nei secoli i testi della Bibbia ebraica, anche se, probabilmente, non sapremo mai chi ha scritto la Bibbia.

Sulla Bibbia, si sa, sono state  scritte un mucchio di idiozie, ad es., l’ateo più famoso del mondo, Richard Dawkins, Nel suo libro, “L’illusione di Dio”, libro intriso di odio nei confronti della Bibbia e dei cristiani, tra le varie cose  sprizzanti veleno, scrive:

“Il Dio dell’Antico Testamento è forse il personaggio più sgradevole di tutta la letteratura: geloso e fiero di esserlo, è un castigamatti, meschino, iniquo e spietato; sanguinario istigatore della pulizia etnica: un bullo misogino, omofobo, razzista, infanticida, genocida, figlicida, pestilenziale, megalomane, sadomasochista e maligno secondo il suo capriccio.” Insomma, Dawkins nella Bibbia ha descritto tutti mali imperanti nel cuore dell’uomo caricandoli su Dio?!?

In realtà, la Bibbia, contrariamente a quanto sostiene lo scrittore ateo, è un complesso di più storie: è storia di una fede, storia della ricerca di Dio da parte dell’uomo, storia di un popolo , storia delle tante sfaccettature dell’animo umano e molto altro ancora.

L’uomo nella Scrittura rivela la sua vera indole, si scopre completamente, mostrando senza occultamenti quello che nel bene e nel male veramente egli è: “La Bibbia, infatti, contiene nobile poesia e alcune favole ben costruite; ha storie che grondano sangue e abbondanza di oscenità e oltre a ciò un mare di bugie[6]”. Tutte caratteristiche umane che molti sciocchini attribuiscono a Dio.

Ma L’Eterno non è rimasto insensibile nei confronti dei bisogni della sua creatura, “Egli sa bene che siamo carne, ed è perciò che si dimostra buono con chi lo cerca”[7].

Tramite uomini saggi illuminati dalla sua luce, rimasti sconosciuti, verosimilmente, per evitare ogni tipo d’idolatria nei loro confronti, ha dato risposta a tutte le nostre domande antiche e nuove e guidati alla reale conoscenza del suo carattere, “ed è per la sua luce noi vediamo la luce”[8]

“I libri sacri, infatti, non furono scritti da uno solo né per il volgo di una sola età, ma da molti, di diverso ingegno, e per uomini di diverse epoche[9]…”

[4] J – Jahwista. Nel Genesi J racconta la storia primitiva del potere Jahweh esercitata sugli uomini, sugli animali e sul suolo. E – Elogista. E deve venire dall’ambiente del profetiamo settentrionale (Regno di Israele). P – La Tradizione sacerdotale sembra essersi formata al di fuori di Israele in un periodo in cui non vi erano scontri politico - religiosi fra il regno del Nord e il regno del Sud. D – La Tradizione Deuteronomista insiste sul monoteismo e sulla trascendenza di Dio e condanna ogni apostasia e idolatria…  

[5] JOSEPH BEN ELIEZER BONFILS, sec.XV

[6]MARK TWAIN, Letters fron the Earth

[7] LAMENTAZIONI 3:25

[8] SALMO 36:9

[9] “Che per raggiungere la vera conoscenza della fede sia anzitutto sapere che  la Scrittura è adatta non solo per la capacità dei profeti ma anche a quella del volgo vario e incostante dei giudei , è cosa che nessuno, che consideri le cose anche superficialmente, può ignorare. Infatti, colui che accoglie alla rinfusa tutto ciò che si trova nella Scrittura come dottrina assoluta e universale intorno a Dio, senza aver accuratamente distinto ciò che adatto alla capacità del volgo, non potrà che confondere le opinioni del volgo con la dottrina divina e spacciare per insegnamenti divini le invenzioni e le opinioni degli uomini, e abusare così dell’autorità della Scrittura. Chi non vede, dico, che questa è la causa principale per la quale i seguaci delle sete insegnano tante e così contrarie opinioni come insegnamenti della fede e le confermano con molti esempi tratti dalla Scrittura, onde in Olanda è diventato ormai proverbiale il detto “geen Ketter sonder Letters”?  [“Ogni eretico ha il proprio testo”] I libri sacri, infatti, non furono scritti da uno solo né per il volgo di una sola età, ma da molti, di diverso ingegno, e per uomini di diverse epoche, per cui, se volessimo computare il tempo di tutti, risulterebbero quasi due millenni e forse molto di più…”[9] SPINOZA – Trattato Teologico - Politico - Cap. XIV  p. 473

Quando, secondo il piano di Dio, i tempi furono maturi, sebbene sin dalle origini Dio non abbia mai lasciato l’uomo senza il suo paterno sguardo (10), si è rivelato alla sua creatura (confermando ancor di più la sua presenza e la sua benignità) per mezzo di alcuni uomini di varia intelligenza e personalità, perché Egli è un Dio che abita nella caligine, è un Dio che si nasconde.[10]

Si nasconde affinché nell’uomo prevalga sempre la libertà di fare le proprie scelte senza alcuna influenza esterna. Occorre ricordare che è errato credere che Dio si sia rivelato al genere umano solo in seguito alla ricerca dell’unico Dio da parte dell’uomo  (ricerca ben rappresentata dai patriarchi biblici: Abramo, Isacco e Giacobbe, che furono i capiclan vissuti nel II millennio a.C. , dei quali però nulla sappiamo, fatta eccezione per quello che ci dice  la Bibbia) Semmai, è più giusto dire che Dio, in ogni tempo, ha sempre risposto a chi, con cuore umile e puro, lo ha cercato. La divinità non ha certamente dovuto aspettare la comparsa dei patriarchi per rivelarsi all’umanità.

Dio si è rivelato all’uomo da sempre, soprattutto attraverso le meravigliose opere dell’intero creato e delle bellezze naturali che ci circondano. E son tali opere stupefacenti che hanno fatto sorgere, sin dai primordi, nell’uomo l’istintiva intuizione dell’esistenza di “un disegno intelligente” e dunque la conseguente bramosia di conoscere l’autore di tanta magnificenza.

La storia delle religioni, ad es., non è altro che la storia della ricerca, da parte dell’umana creatura, del suo Fattore e dell’artefice di tutto quanto è visibile e ammirabile. Ricerca, bisogna riconoscerlo, molto spesso sbagliata per via dell’alterigia è l’insincerità dei sentimenti: chi cerca male, si sa, non trova, credendo però d’aver trovato s’inganna!

È certo che sin dalle origini molti uomini hanno incontrato e servito Dio, Melchisedek, ad esempio, era sacerdote dell’Iddio altissimo, prima che il patriarca Abramo desse inizio alla storia del popolo ebreo: ciò è riscontrabile anche nella Scrittura.[11]

[10] Genesi 3:8  “…E udirono la voce dell’Eterno Iddio il quale camminava nel giardino sul far della sera; e l’uomo e sua moglie si nascosero dalla presenza dell’Eterno Iddio, fra gli alberi del giardino”.

[11]  genesi14:18" E Melchisedec, re di Salem, fece portar del pane e del vino. Egli era sacerdote dell’Iddio altissimo. " 

Isaia 45:15 “In verità tu sei un Dio che ti nascondi, o Dio d’Israele, o Salvatore!”

 La Bibbia, in realtà, è uno scrigno, dove mista a grandi squarci di verità profetica, vi è racchiusa una gran quantità di cose disparate di vario tipo, spesso imprecise, prive d’accuratezza fattuale e a volte contrastanti. Il contenuto dei libri sacri rispecchia nettamente l’umore reale (non certo coerente e preciso) della natura umana, che è anche ovviamente la condizione degli autori sconosciuti, “di diverso ingegno”, come scrive Spinoza nel suo Trattato-Teologico, ma nei quali Dio ha infuso raggi della sua luce affinché arrivassero ad illuminare anche noi. E’ tra questo mucchio eterogeneo di cose prodotte dagli scrittori biblici che bisogna tentare di discernere ciò che è parola profetica, da ciò che è soltanto parola umana, come insegna Lutero. Paradossalmente, è in questa storia che Dio si nasconde: “In verità tu sei un Dio che ti nascondi…”(Isaia 45:15) ed è anche il solo luogo in cui lo si può incontrare e conoscere come veramente Egli è. Ma è pure un Dio che resiste ai superbi e dà grazia agli umili. (Giacomo4: 7).

 

 

 

Gesù e l’Evangelo

 

Vista la considerazione suesposta risulta evidente che è un errore madornale credere in Dio, come dichiarano molti, solo perché lo afferma la Bibbia: Dio è eterno ed è dunque sempre esistito, la Bibbia, invece, esiste solo da poche migliaia di anni. Mentre è più corretto credere che nella Scrittura Dio risponde, com’è del resto è scritto, ai bisogni di tutti coloro che Lo cercano: risponde, principalmente, a quei bisogni contenuti nelle preistoriche domande. Ed è, dunque, solo nella Bibbia (benché sia un Dio che si nasconde) il luogo in cui e possibile incontrarlo, conoscere il suo carattere ed il suo infinito amore per l’intera umanità, un amore immenso: al punto di donare al mondo il suo unigenito figliolo per il riscatto delle anime di tutti quelli che l’accettano come personale Salvatore.(1)

Senza l’Evangelo e senza Gesù di Nazareth è impossibile avere comunione con Dio e conoscere come Egli veramente è. Nessuno ha mai visto Dio ed è, pertanto, impossibile per chiunque immaginarselo nella sua vera essenza e realtà: non è per nulla bizzarro che nel Vecchio Testamento, Dio abbia ritenuto di adeguarsi alle fantasie dei profeti e che, di conseguenza, i credenti abbiano sostenuto diverse convinzioni riguardo alla divinità: “Isaia vide infatti Serafini con sei ali; Ezechiele, invece, animali con quattro ali. Isaia vide Dio vestito e seduto sul trono regale; Ezechiele, invece, sottoforma di fuoco. Ciascuno, senza dubbio, vide Dio così come era solito immaginarlo…”(2)

"Nessuno ha mai veduto Iddio; l’unigenito Figliuolo, che è nel seno del Padre, è quel che l’ha fatto conoscere." (Giovanni 1:18)

Solo grazie ai Vangeli e al Signor Gesù possiamo conoscere Dio nella sua vera essenza, in quanto in Gesù albergava incarnata la benedetta parola dell’Iddio vivente, quindi Dio stesso. Invece nei profeti, quali interpreti di Dio, albergava solo l’illuminazione divina, essendo cosa impossibile che in esseri corruttibili potesse abitare la pienezza della conoscenza di Dio e la santità della sua Parola.

Gesù dunque poteva affermare: “In verità, in verità vi dico: Prima che Abramo fosse nato, IO SONO”. Giov. 8:58 “e chi vede me, vede Colui che mi ha mandato”. Giov. 8:58 e 12:45.

Poteva  affermare Ciò, in virtù del fatto che, essendo Dio eterno, la sua Parola è contemporanea a Lui, cioè i due aspetti “Parola-Dio” sono eterni e inscindibili.

Yahweh, dunque, spinto dal suo infinito amore per la stirpe di Adamo, ha voluto donare al mondo, la sua Parola  per la salvezza dell’intera umanità e parlare (senza intermediari) direttamente alle sue creature, per mezzo del suo figliolo Gesù, delle cose che concernono il suo regno e del destino ultimo dell’uomo (e ciò nonostante antivedesse la tragedia che si sarebbe svolta sul Calvario).

Ed è chiaro che se ciò non fosse avvenuto saremmo ancora indotti, come gli antichi, a rappresentarci la divinità secondo la nostra (spesso ingannevole) fantasia o ad inventarcela, con tutte le conseguenze riscontrabili osservando la storia delle religioni. Storia, che ha prodotto una gran quantità di fedi e credenze: una babele di credi enorme che è, purtroppo, alla base di quasi tutte le discordie umane ed è, innegabilmente, un veleno per  l'umanità. Un veleno di cui l'umanità, però, non avrebbero nessun bisogno.

Dunque, è guardando solo a Gesù che possiamo sapere come veramente Dio è, senza Gesù è impossibile avere una conoscenza precisa di Dio.

Gesù, per esser chiari, non è Dio Padre, come molti erroneamente credono, ma ha lo stesso DNA della divinità ed è quindi della stessa sostanza, giacché nella sua anima risuonava incarnata la benedetta parola dell’Eterno: la buona novella dell’“IO SONO” agli uomini per la loro salvezza. Per tutto ciò “Gesù non sarà mai sorpassato, il suo culto ringiovanirà di continuo; la sua storia farà versare lacrime senza fine; i suoi patimenti commuoveranno i migliori cuori; tutti i secoli proclameranno che tra gli uomini non è mai nato uno più grande

di Gesù. (3)   

 

Giampaolo Caria

2 maggio 2006

 



 

[1] Giovanni 3:16

[2] Spinoza, Trattato Teologico - Politico pag.113

[3]RENAN, Vita di Gesù