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IL DILUVIO UNIVERSALE E’ MITO O STORIA ?

 

In primo luogo occorre ripetere sempre, in maniera da evitare fraintendimenti, che il valore che si attribuisce alla parola “mito”, con riferimento a quelli biblici, non ha il senso di favola o di illusione destinata ad essere smentita alla luce della ra­gione, ma ha il pre­ciso significato di rappresentazione per evocazione di immagini di fatti reali assai com­plessi, impossibili da comunicare o rappresentare, alla finitezza umana, in forma diversa : per tale ragione non equivale ad irrazionale o a semplice sogno (spesso anche incubo) dell’umanità.

Il diluvio universale è mito in quanto non trova riscontri logici nella realtà abituale dei nostri progenitori. Se è vero che la Terra circa 4000 anni a.C. fu sconvolta da una sequenza di cataclismi che distrussero in maniera irreparabile tutto ciò che l’umanità antidiluviana aveva pazientemente costruito, è altrettanto vero, considerando che l’universalità del diluvio va intesa in modo scientifico e non nel ristretto senso letterale del racconto biblico, che moltissime zone della Terra non furono mai toccate dalla furia degli elementi della natura e che in quelle zone il progresso umano non fu mai interrotto da alcun evento di devastazione totale.

 

Sostengono gli studiosi che sulla Terra vi sono stati almeno due diluvi : il primo, considerato da alcuni il più disastroso. avvenne circa 7-8 mila anni prima di Cristo; il secondo, invece, meno devastante, avvenne, come già detto, attorno ai 4000 anni prima di Cristo, in seguito ad una vasta inondazione del Tigri e dell’Eufrate, i due maggiori fiumi della Mesopotamia.

 

Pare che questi due terrificanti avvenimenti, molto differenti per forza distruttiva, siano stati confusi fra loro e uniti in un solo racconto. Ogni popolo antico aveva molte leggende, ma la più comune a tutte è quella che si riferisce al diluvio universale, il terribile cataclisma con cui gli dei puniscono l’umanità in colpa tranne un uomo : il più gradito ai divini numi. Si è calcolato che solo nel continente americano si contano circa una cinquantina di leggende che narrano del diluvio universale. Molte si ritiene possano essere state ispirate dal racconto di missionari, ma la gran parte sono considerate sicuramente autoctone. Non tutte, in ogni caso, fanno cenno ad un “Noè locale”.

 

Quasi la totalità delle narrazioni si accordano sull’esistenza di un antico grande sconvolgimento naturale che avrebbe distrutto tutto il genere umano, tranne alcuni eletti, dai quali ogni popolo afferma di discendere. Molto conosciuto, perché confermato e riordinato, nei suoi precisi valori reali e profetici, dalla Bibbia, è il cataclisma avvenuto nella valle del Tigri e dell’Eufrate descritto dal popolo sumero nell’Epopea di Gilgamesh, l’eroe fondatore della città di Uruk (Mesopotamia).

 

 Quest’epica è la narrazione delle sue avventure. In una delle quali fa la sua visita ad un lontano antenato, Utnapishtim  (“giorno di vita” o “giorno di vita prolungato”) il solo uomo che il diluvio ha risparmiato e che vive ai confini del mondo con la moglie, avendo entrambi ricevuto dagli dei l’immortalità.

 

Avendolo trovato, in una remota isola dove viveva, nella sua risposta a Gilgamesh, Utnapishtim (il Noè babilonese) racconta la storia del diluvio e come scampò allo spaventevole disastro. In breve si tratta di quanto segue : “Già da molto tempo esisteva la città di Shurupak sull’Eufrate (oggi Fara) quando gli dei decisero di sommergere la Terra con un diluvio.” Ea, il dio delle acque, che assisteva al consiglio degli dei, si propose di avvertire  Utnapishtim. Egli si avvicinò alla capanna fatta di rami secchi e fango seccato che costituiva la dimora del suo protetto e disse a mezza voce : “Muro, muro, ascolta. Uomo di Shurupak, costruisci un vascello, abbandona la ricchezza per salvarti la vita ; porta sulla nave ogni sorta di semi della vita. Della nave che costruisci siano ben calcolate le misure .”

 

Il quinto giorno progettai la sua forma. La sua superficie  era di 12 iku. Le sue pareti erano alte 10 gar. Vi feci 6 piani, divisi in 7 parti. Il suo interno divisi in 9 porte. 6 sar di bitume versai nella fornace. Tutto ciò che avevo di semi della vita caricai. Portai sulla nave tutta la mia famiglia e parentela. Bestiame da campo, animali minuti da campo, tutti i lavoranti portai su. Entrai nella nave e chiusi la porta.

 

Non appena risplendette la luce del mattino, si alzò dalla base del cielo una nuvola nera ... Adat (il vento) vi ruggiva dentro. Il furore di Adat raggiunse il cielo, tutto il chiaro in tenebre trasformando ...” Nel cielo gli dei si impauriscono al diluvio, fuggono e salgono da Anu (divinità da cui discende Ea), si accucciano come cani, si sdraiano. La dea Ishtar (la creatrice del genere umano, rappresentata da Venere) si mette a gridare come una donna incinta : “Che si tramuti in fango il giorno in cui ho proferito cattive parole all’assemblea degli dei. Perché io ho decretato la perdita delle mie genti ? Li ho forse io generati perché, come i pesciolini, essi riempiano il mare ?” Sei giorni e sei notti infuria il vento, il diluvio ; la bufera australe devasta il paese. Quando giunse il settimo giorno la bufera australe, il diluvio universale finalmente si placarono.

 

Il mare divenne calmo, la bufera, il diluvio universale finalmente cessarono. E tutta l’umanità si era trasformata in argilla ; uniforma come un tetto era diventata la terra. Aprì lo spiraglio e molta luce cadde sul mio volto. Guardai verso l’orizzonte del mare : lontano, molto lontano, emergeva un’isola. L’imbarcazione si fermò sul monte Nisir ... Liberai una colomba : tornò indietro. Liberai un corvo ed esso non tornò più indietro ... Allora feci uscire tutti gli animali ed offrì un sacrificio alla vetta della montagna. Gli dei sentirono il buon odore. Dissero : “Che ciò non avvenga più.”

 

Dal complesso delle leggende sul diluvio si possono ricavare alcune valutazioni importanti : la prima è che il diluvio si può considerare universale solo a motivo dell’universalità della tradizione ; la seconda è che i miti (ovviamente quelli biblici cui facciamo riferimento) sono descrizione delle vicende umane, materiali e spirituali, nel corso del tempo. Sono racconto che trascende il concetto di storia comunemente inteso.

 

La storia non può iniziare partendo dall’Homo sapiens, quel genere di essere umano che siamo noi, precede la storia, ed anche la parte più grande dell’esistenza di Adamo decorre prima dell’inizio della storia. Storia oltretutto deficitaria e incompleta, essendo semplice racconto delle vicende esteriori dell’uomo, mentre l’umana creatura è una dualità di corpo e spirito. 

 

La conoscenza che l’uomo è riuscito ad accumulare sulla storia preumana della Terra, e dell’universo, di cui la Terra è un frammento, bisogna riconoscerlo, svetta fra le sue più sublimi conquiste. Sappiamo molto, ma al tempo stesso non sappiamo nulla. L’origine di ciò che è l’uomo, terra, universo è avviluppata in un mistero che non siamo certamente sul punto di svelare.

Se l’uomo, ipoteticamente, potesse andare a ritroso nel tempo giungendo a scoprire l’origine delle cose create, si troverebbe, alla fine del percorso, a faccia a faccia con Dio : il Creatore dell’universo, l’Alfa e l’Omega, il primo e l’ultimo, il principio e la fine.

 

Bisogna ammettere che la nostra conoscenza attuale, molto limitata, priva della bellezza dell’ispirazione poetica delle Sacre Scritture è meno credibile dei miti biblici.

Pertanto, secondo il mito della formazione dell’uomo e della donna del capitolo 2 : 7 della Genesi, la storia di Adamo ( la creatura che da ominide, conformemente ad un preciso disegno del suo creatore, raggiunge, nella sua crescita evolutiva, il massimo sviluppo biologico diventando Homo sapiens: essere, quanto a conoscenza del bene e del male, ad immagine e somiglianza di Dio; giacché è scritto : “Ecco l’uomo è diventato come uno di noi... [Genesi 3 : 22] ) inizia nel Vicino Oriente, anche se la culla dell’umanità si trova probabilmente altrove.

Scacciato, come è noto, dal mitico giardino d’Eden, (nella concezione figurale del racconto la Terra), e destinato con la prevedibile sua estinzione, ad essere sradicato per sempre da essa). Separato così dalla presenza dell’Eterno, persa la guida e la comunione con Lui, perseguitato da un irreprimibile senso di colpa e gravato dal peso della condanna (fattori che si imprimeranno indelebili nell’inconscio collettivo) resta solo, prigioniero della sua finitezza, lontano dal Suo Dio, trascorrendo, siffattamente, la sua tormentata ed effimera esistenza.

Ed è da questo penoso stato d’animo esistenziale dei nostri progenitori e dalla paura dell’eminente castigo divino, tenuto sempre desto dall’incessante riaffiorare del senso arcaico di colpa, e dai cataclismi del tempo passato, che nasce il mito del diluvio universale : causa della distruzione del genere umano. Il racconto dell’arca e del giusto Noè, salvatosi con la famiglia, serviva a spiegare il motivo per cui uomini e animali, nonostante la catastrofe e la loro totale distruzione, continuassero ad essere presenti sul pianeta Terra.

 

 

 

I MITI SONO I SOGNI AD OCCHI APERTI DELL’UMANITÀ   

 

 

I miti, si sa, sono considerati i sogni ad occhi aperti dell’umanità. Nel sogno, si distingue il contenuto manifesto, vale a dire quello che ricordiamo, dal contenuto latente, in altre parole i veri ma inesplorati motivi che lo hanno determinato. Solo raramente tali contenuti coincidono.

 

In genere il contenuto latente del sogno può essere scoperto solo con impegnativi procedimenti analitici, perché il contenuto manifesto è costituito da una serie di simboli, che per effetto delle deformazioni prodotte dallo stato onirico, sono molto lontani dal contenuto latente. Tali simboli possono avere un valore esclusivo per una data persona, ossia, possono avere un significato universale, quasi costituissero un codice valido per tutti gli uomini. C’è infine chi sostiene che il sogno nell’uomo moderno ripete il modo di pensare dei primitivi.

 

A nessuno sfuggirà che anche nel mito, alla pari del sogno, vi è un contenuto manifesto, ricco di immagini simboliche, determinate da motivi veri, ma nascosti che occorre scoprire, affinché la causa latente che le ha prodotte affiori con chiarezza.

 

Indubbiamente nel mito del diluvio universale, nel “DNA dell’interiorità umana”, è impresso l’ardente desiderio dell’uomo di ristabilire il primigenio rapporto con Dio e la perduta libera dimestichezza con Lui, unitamente ad un’avida richiesta di perdono e di salvezza ; che ben si esprime nel sublime canto del salmista : “Come la cerva agogna i rivi delle acque, così l’anima mia agogna te, o Dio.” (Salmo 42 : 1).

 

Oltre a ciò, non bisogna trascurare che l’uomo, anche se scacciato dalla presenza del suo Fattore, resta sempre ad immagine di Dio, né giova dimenticare che gli occhi dell’Eterno non si sono mai distolti da lui : provvedendogli, nel Suo compassionevole amore, giunta la pienezza dei tempi, un’arca di salvezza in Cristo Gesù.

La disastrosa alluvione descritta dal popolo sumero nell’Epopea di Gilgamesh è quella, fra le tante descrizioni leggendarie del diluvio, in cui vi é meglio conservata la memoria di un lontano passato pieno di terrorizzanti avvenimenti meteorici, oltre al ricordo dell’Eden perduto e della condanna divina, non disgiunti dalla sofferenza di vivere lontano da Dio in uno stato di incertezza e di confusione.

 

Va inoltre considerato che i contenuti latenti dell’Epopea mesopotamica (anche perché il poema nasce nei luoghi ritenuti la culla dell’Homo sapiens) si possono, a differenza di altri, leggere e valutare meglio.

 Nel mito del diluvio, alla maniera di altri, vi è espresso, come si è visto, il desiderio della creatura umana di riallacciare gli antichi legami con il suo Creatore, interrotti a causa delle conseguenze del peccato. Desiderio accolto da Dio, che non ha mai abbandonato Adamo a se stesso.

 

L’umanità ricerca nei miti le sue lontane origini divine, proiettando, sincronicamente, lo sguardo verso la fine dei tempi per capire quale sarà il suo destino ultimo. Per tale ragione alcuni miti (quelli in cui esistono un'autentica sete di verità e dati significativi di anticipazione e di previsione) sono stati corretti e nettati da tutte le immagini inconsce non essenziali e assunti nella Sacra Scrittura.

 

Si può, anzi affermare che i miti accolti nella Bibbia, diventano la via per eccellenza della rivelazione divina. In maniera del tutto evidente nei resoconti biblici coesistono, in un tutto organico, elementi oggettivi relativi alla storia delle origini e dati profetici tendenti a rivelare all’uomo il piano della salvezza in Cristo Gesù : unica via per il Regno di Dio. Dati, in buona parte, già previsti ed espressi, sia pure in maniera leggendaria, nell’Epopea del popolo sumero, ma non emersi allo stato di coscienza.

 

La prima operazione che occorre compiere per fare emergere dalle narrazioni bibliche il messaggio rivelativo in loro racchiuso, destinato ad illuminare l’umanità è riconoscere e separare i componenti appartenenti all’esteriorità sensibile da quelli profetici. Per far ciò, naturalmente, bisogna riflettere e indagare molto coscienziosamente sulle esposizioni scritturali.

 

Ci sono fedeli (appartenenti a  particolari gruppi di sottocultura biblica, mediocremente dotati di capacità ragionative e critiche) che, condizionati da erronei insegnamenti, pensano alla Bibbia come ad un libro magico per soggetti bigotti e creduloni e quando la leggono, è soltanto per prendere dalle sue pagine la schiuma, mentre le verità profonde vanno ricercate con cura, in quanto ben custodite e per trovarle occorrono alcune qualità essenziali: mente libera, molto impegno e tanta vigile attenzione.

 

La scrittura, come saggiamente affermato da uomini avveduti, è la mangiatoia dove giace il Cristo e non il Cristo : come dire che è da sciocchi prendere fischi per fiaschi o bianco per nero.

Tornando più specificatamente al diluvio biblico, si è visto che l’universalità della catastrofe riguarda solo i racconti riguardanti le tradizioni.

 

Ciò che invece gli scavi compiuti a Ur, da Sir Leonard Woolley nel 1929, hanno messo in luce è che vi fu un immane cataclisma che sconvolse, intorno al 4000 avanti Cristo, la vita degli abitanti della Mesopotamia. Ma non fu un diluvio universale, fu più semplicemente una vasta inondazione delle valli del Tigri e dell’Eufrate che sommerse tutta la zona che si trovava tra le montagne e il deserto. Per coloro che vi abitavano quello era tutto il mondo.

Probabilmente, solo un piccolo gruppo impaurito di persone sopravvisse alla catastrofe. Non c’è dunque da meravigliarsi che essi abbiano scorto in quella sciagura il castigo di Dio ad una generazione empia e che l’abbiano narrato in questi termini in un poema religioso. Poema che, accolto nella Sacra Scrittura assume, nella storia della salvezza, un valore altamente profetico e didascalico. Pertanto è da sciocchi ritenere una composizione poetica ricca di simboli e di immagini allegoriche come un fatto realmente accaduto tale e quale come cantò il poeta.

 

La narrazione del diluvio, figuralmente, fa conoscere il tempo della fine e preannuncia la cacciata dell’uomo dal mitico Eden e la conseguente esecuzione della sua condanna a morte, a seguito della disobbedienza : “...ma del frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male non ne mangiare; perché, nel giorno che tu ne mangerai, per certo morrai" (Genesi 2 : 17).

 

In altre parole vi è nel racconto del libro della Genesi la triste e desolante conclusione della tragica storia D’Adamo, e lo sradicamento, al compimento dei tempi, della sua indegna stirpe dalla Terra. Vi è pure prevista, quale ultimo atto della volontà divina, la distruzione del mondo : “Tu fondasti ab antico la terra, e i cieli sono l’opera delle tue mani. Essi periranno, ma tu rimani...” (Salmo 102 : 25, 26)... “Invecchieranno tutti come un vestito, e li avvolgerai come un mantello, e saranno mutati; ma tu rimani lo stesso, e i tuoi anni non verranno meno.” (Ebrei 1 : 11, 12). 

 

Ma L’eterno, nel suo grande e infinito amore, ha preparato un’arca di salvezza per tutti quelli che sperano in Lui e fan parte della famiglia di Cristo (la Chiesa) della quale l’arca, nella simbologia del poema biblico, era immagine : “...i quali un tempo furono ribelli, quando la pazienza di Dio aspettava, ai giorni di Noè, mentre si preparava l’arca; nella quale (... Signore, sono pochi i salvati ? Luca 13 :23 ) poche anime, cioè otto, furono salvate tra mezzo all’acqua. Alla qual figura corrisponde il battesimo (non è eliminazione delle sozzure della carne ma la richiesta di una buona coscienza fatta a Dio), il quale ora salva anche voi, mediante la resurrezione di Gesù Cristo...” (1Pietro 3 :20, 21).

 

A meno di essere esaltati o sempliciotti incapaci, è impossibile credere che il racconto sumerico sia stato veramente un fatto reale. Ci si dovrebbe chiedere, secondo il buon senso, come avrebbero potuto solo otto persone governare gli animali di tutta la Terra (sia pure rappresentati da una copia per specie) con in più ogni altra forma di vita esistente sull’ecumene, insetti ecc., per la durata di un intero anno (periodo che nella simbologia della narrazione biblica equivale al tempo della grazia)? E come sarebbero potuti entrare tutti nell’arca e vivere, come sardine in scatola, per così tanto tempo? E da dove è venuta la tanta acqua che sommerse la terra? “Durò il diluvio quaranta giorni… le acque sorpassarono di 15 cubiti le vette dei monti e questi rimasero sommersi…”

Considerando che la cima del’Everest si trova a circa 8500 metri, quanta acqua è occorsa per sommergerla? E dove è andata a finire tutta quest’acqua!? La risposta più ovvia, è che tanta acqua sulla terra non è mai esistita! E come, senza altri animali da macellare al seguito, si sarebbero potuti sfamare tutti i carnivori, i rapaci e gli altri esseri con alimentazione simile? Sbarcando poi, questi animali, in un mondo distrutto, desertico e privo di tutto, quanto avrebbero dovuto aspettare per mangiare di nuovo? Giacché, se la logica non è un’opinione, è certo che avrebbero dovuto aspettare molti anni, fino alla comparsa di nuova vegetazione utile ad alimentare tutti gli erbivori e dar loro il tempo di ricostituirsi in mandrie numerose. Diversamente, per sopravvivere qualche tempo, i carnivori, avrebbero dovuto sfamarsi con gli animali salvati dalle acque e preservati per il ripopolamento (?!?). Le domande sarebbero ancora tante, ma a buon intenditore, poche bastano.

 

A queste obiezioni, gli sciocchi settari, per tamponare le falle della loro testa infruscata, rispondono : Dio può tutto ! Così, tanto per fare un esempio, ribattono anche i testimoni di Geova quando gli si contestano le loro assurde dottrine antiscientifiche e antibibliche : sostengono che erediteranno, nella vita futura, la Terra, la quale sarà la loro dimora in eterno, e pertanto non sarà mai distrutta. Certo il Signore è potente e può tutto (e come non ammetterlo ?) però, fortunatamente, mai compiacente realizzatore delle nostre ciclopiche idiozie.

 

La mitica storia di Noè, del diluvio, dell’arca e di quanti in essa hanno trovato salvezza, si illumina di viva luce se la si intende, nella sua giusta visione profetica, quale approdo della famiglia dei riscattati in Cristo nel Regno di Dio, nella nuova creazione : “E Gesù disse loro: Io vi dico in verità che nella nuova creazione, quando il Figliolo dell’uomo sederà sul trono della sua gloria, anche voi che m’avete seguitato, sederete su dodici troni a giudicare le dodici tribù d’Israele.” ( 19 : 28)”... “Nella casa del Padre mio ci sono molte dimore; se no, ve l’avrei detto; io vado a prepararvi un luogo; e quando sarò andato e v’avrò preparato un luogo, tornerò, e v’accoglierò presso di me, affinché dove sono io, siate anche voi;  e del dove io vado sapete anche la via. 

Toma gli disse: Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo saper la via? Gesù gli disse: Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me.” (Giovanni 14 : 2, 3, 4, 5,6) “...Poiché, ecco, io creo de’ nuovi cieli e una nuova terra; non ci si ricorderà più delle cose di prima; esse non torneranno più in memoria...  Il lupo e l’agnello pasceranno assieme, il leone mangerà la paglia come il bue, e il serpente si nutrirà di polvere. Non si farà più danno né guasto su tutto il mio monte santo, dice l’Eterno.”. (Isaia capitoli : 65 e 66).

 

Giampaolo Caria

 

 

 maggio 1998