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" CONDIZIONE DI RECIPROCITA’ "
Essere cristiani e democratici, non significa essere degli stupidi!
Secondo il diritto internazionale si dice “condizione di reciprocità” quella per la quale uno Stato concede ad un altro determinate prerogative o facilitazioni di varia natura, purché parallela concessione sia stabilita dall’altro Stato nei suoi confronti: in questo caso si tratta di reciprocità prevista unilateralmente, che s’invera con l’adesione dell’altro Stato. La reciprocità può però anche essere, ed è il caso più frequente, convenzionalmente stabilita.
Quando invece si parla di “democrazia” si sa che s’intende la concezione politica fondata sui principi della sovranità popolare, dell’uguaglianza giuridica dei cittadini, dell’attribuzione di diritti e doveri sanciti dalla Costituzione come antitesi dell’assolutismo.
Se la democrazia è veramente, come si afferma, l’assoluta negazione di ogni forma di dispotismo, che si fonda sull’uguaglianza giuridica dei cittadini, ai quali attribuisce diritti e doveri, non si capisce perché tale concezione politica fondata sui principi anzidetti debba essere sospesa nei confronti di cittadini che provengono da Stati retti da dittature teocratiche, dato che, ciò farcendo, si va contro i principi democratici.
È paradossale che uno Stato ugualitario conceda agli islamici che arrivano nel nostro Paese, di erigere (peraltro finanziati largamente dai loro dispostici governi) moschee, centri culturali e quant’altro. Si rinuncia così alla concezione, propria di ogni democrazia, di repulsione nei confronti di qualsiasi forma di dittatura e non si utilizzano gli strumenti posti a disposizione dal diritto internazionale: si concedono dei privilegi e delle libertà di varia natura non ponendo agli Stati maomettani la condizione di reciprocità, e quindi la concessione di privilegi analoghi a quelli concessi a loro dagli Stati democratici. E quel che è peggio, con tale inconcepibile comportamento, si va ad agevolare l’influenza e l’espansione della religione musulmana e l’idea di repubblica islamica come valida forma di governo dei popoli. Dove sta, dunque, il concetto di democrazia come antitesi dell’assolutismo? È dunque finita l’età dei lumi? Ci prepariamo ad un rientro nell’oscurità?
Sarebbe interessante domandare a tutti quei cristiani favorevoli al trasferimento e all’accoglienza, dell’Islam in Italia ed in Europa “con armi e bagagli” (ovverosia con moschee e quant’altro appresso senza neppure pretendere come sarebbe giusto, il diritto di reciprocità), di spiegare come sia possibile accettare i seguaci di una religione avversa al cristianesimo (come dimostra la condanna a morte dell’afghano convertito al cristianesimo) che nega, tra l’altro, l’inconfutabilità della storicità della crocifissione di Gesù (similmente a chi nega, in mala fede, l’olocausto) e disconosce, per di più, la sua resurrezione: se ciò fosse vero renderebbe la nostra fede falsa e autentica solo la loro. Infatti, secondo il Corano, gli Ebrei avrebbero corrotto gli insegnamenti originari della Torah, così come i Cristiani avrebbero corrotto gli insegnamenti originari del Vangelo. Se questo non fosse successo, essi dicono, gli insegnamenti dell’Ebraismo, del Cristianesimo e dell’Islam, secondo il credo Musulmano, sarebbero stati gli stessi!?[i]
Viene da chiedersi: è forse per questo che i cristiani sono meritevoli di morte? È ragionevole credere, però, che la spiegazione del singolare comportamento di moltissimi cristiani risieda nel fatto che essi sono esageratamente divisi in molteplici denominazioni, ognuna delle quali ha una sua Verità circa l’interpretazione e la natura della Scrittura, spesso deviando in maniera addirittura settaria.
In America sono oltre duecento le Chiese cristiane, con una denominazione propria, che coprono tutto l’arco dello spettro teologico. Questi gruppi non riescono a mettersi d’accordo sull’interpretazione del Vangelo, su quello che Gesù ha detto e sul significato delle sue parole.[ii]
Le citate denominazioni sono, ad esempio, in totale disaccordo con le affermazioni di San Paolo, che dice: “…se Cristo non è risuscitato, vana dunque è la nostra predicazione, e vana pure è la vostra fede. E noi siamo anche trovati falsi testimoni di Dio, poiché abbiamo testimoniato di Dio, ch’Egli ha risuscitato il Cristo…”(I Corinzi 15:14,15) - E ancora: “Se qualcuno viene a voi e non reca questa dottrina, non lo ricevete in casa, e non lo salutate; perché chi lo saluta partecipa alle malvagie opere di lui.” (II Giovanni 1:10,11). Ed è anche scritto: “Non rendete ad alcuno male per male. Applicatevi alle cose che sono oneste, nel cospetto di tutti gli uomini. Se è possibile, per quanto dipende da voi, vivete in pace con tutti gli uomini”(Romani 13:17,18). Secondo quest’ultimo passo, vivere in pace con tutti non deve dipendere esclusivamente dai cristiani, magari attraverso la mancata difesa della propria fede e rinunciando alla parità di diritti (come appunto la reciprocità) nei confronti dell’Islam, per semplice amor di pace, di convenienza, paura o altro ancora: un comportamento da condannare senza alcun appello.
Gesù, a tal proposito, ha detto, ed è da tenere a mente da tutti i credenti: “…Ma chiunque mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io rinnegherò lui davanti al Padre mio che è nei cieli. Non pensate ch’io sia venuto a metter pace sulla terra; non son venuto a metter pace, ma spada. Perché son venuto a dividere il figlio da suo padre, e la figlia da sua madre, e la nuora dalla suocera; e i nemici dell’uomo saranno quelli stessi di casa sua” (Matteo 10:34). Queste parole, sono a prima vista incredibili e strane in bocca del “Principe della pace”, ma se ci si riflette risultano invece evidenti e di facile comprensione, e non perché Cristo si diletti a suscitare odio e guerra fra uomo e uomo: è vero proprio il contrario, ma perché i veri cristiani sono stati sempre perseguitati, oppressi e non di rado massacrati (si parla, cioè, di quelli che con S. Paolo possono dire: …”Vado io forse cercando di conciliarmi il favore degli uomini, ovvero quello di Dio? O cerco io di piacere agli uomini? Se cercassi ancora di piacere agli uomini, non sarei servitore di Cristo” Galati 1:10). Quanto siano vere per il cristiano, le parole, apparentemente strane, di Gesù lo dimostra la drammatica storia di Abdul Rahman, l’afghano, già menzionato, convertito al cristianesimo che nel suo Paese rischiava la pena di morte e contro il quale si era schierata addirittura la sua famiglia.
Ma tutto questo non significa niente per quei cristiani che si definiscono tali, ma sono pronti ad accettare di convivere con la babele delle fedi, e con ogni forma di compromesso secondo una concezione relativistica elevata a dogma, o, come già detto, per convenienza, paura, interesse, potere o che altro inseguano. È chiaro che costoro non metteranno mai, durante la loro esistenza, Dio al primo posto, ma gli anteporranno sempre e ovunque i loro interessi, la loro verità e la loro vita. Basta guardarsi attorno per notare che le cose stanno proprio così.
Giampaolo Caria
8 aprile 2006
[1] Intervista di Alain Elkanna Sua Altezza Reale Principe di Giordania El Hassan bin Talal –asSaggiBonpiani 2001
[1]Kenneth C. Davis “La BBBIA Per TUTTI” Neri Pozza editore, 199
L'obiezione
Alcuni sostengono che quello di reciprocità è un concetto giuridico. La laicità dello Stato è invece un concetto filosofico, tradotto in norma giuridica: tutti i cittadini sono uguali, la libertà religiosa (di pensiero, di critica ecc) è riconosciuta dallaCostituzione italiana e dalle leggi che devono essere coerenti con essa (non tutte lo sono, questo è un retaggio della cultura passata).
Il Vaticano è uno Stato cattolico, come lo era l'Italia del Fascismo (ma non quella Sabauda post-indipendenza), l'Arabia Saudita e l'Iran sono stati islamici. Noi possiamo esercitare la reciprocità rispetto ad Arabia Saudita, Iran o Usa per quanto riguarda i permessi di soggiorno o di lavoro; il diritto allo studio o all'assistenza medica; l'estradizione e così via. Ma la libertà religiosa, che è un diritto fondamentale dell'uomo, riconosciuto dalla Costituzione e dalla legislazione internazionale che l'Italia ha accettato (Carte Onu ecc) non può essere soggetta a reciprocità, sul suolo italiano spetta a tutti: cittadini e non. In caso contrario, l'Italia violerebbe le sue stesse leggi.
La replica
Gli argomenti succitati (è molto chiaro) sono fondati più sull’ideologia che sui fatti. Quindi, per certuni, niente reciprocità: gli islamici nei loro Paesi facciano pure dei cristiani – e non solo di essi - ciò che gli piace, noi non faremo derivare in nulla la nostra condotta dalla da loro. In linea di principio è vero che mai e poi mai l’intolleranza altrui potrebbe legittimare la nostra, ma da qui a teorizzare la scarsa importanza della reciprocità, ce ne passa. E molto.
La tolleranza, infatti, si fonda sul principio del rifiuto di ogni verità dittatoriale. Questo implica che la tolleranza non può disconoscere il giusto fondamento della reciprocità. Se concediamo agli islamici di professare nel nostro Paese liberamente la loro fede, gli islamici devono concedere ai cristiani di professare altrettanto liberamente la propria religiosità nei loro paesi.
Senza reciprocità vuol dire che il rapporto con i musulmani non è di tolleranza, ma di sottomissione per paura. Infatti, se la tolleranza non è reciproca, ma a senso unico significa che la sconfitta, a tempo debito, sarà certa.
È vero quanto si sostiene circa la libertà religiosa riconosciuta dalla Costituzione italiana (come è vero per tutti i diritti fondamentali) ma non si tiene conto del fatto che la nostra Costituzione è del 1948 e che molti dei problemi attuali, a quel tempo, erano del tutti sconosciuti ai componenti l’Assemblea Costituente e neppure minimamente ipotizzabili.
La poca importanza data dall’Occidente al diritto-cultura della reciprocità, è dovuta ai disinvolti (per non dire altro) interessi mercantili in gioco, rappresentati, come ben si sa, dai forti compensi derivanti dal petrolio, dai molteplici affari con i governi e sceicchi, imbottiti di dollari, dalla concessione di basi militari e chissà qunt’altro ancora. Tutto ciò genera, in molti cristiani e non, un forte senso di ingiustizia e di frustrazione molto pesanti, che non favoriscono di certo la disponibilità e la pace tra gli uomini.
Giampaolo Caria