passo indietro

 

BECCARIA: PENSIERO NOBILE, MA SORPASSATO

 

Alcuni sostengono, per quanto riguarda la pena di morte, che se è l’utile una delle motivazioni della moderna società civile, basta leggere “Dei delitti e delle pene” per vedere come inutile sia come deterrente, la pena estrema.

È verissimo che l’illustre giurista afferma che la pena di morte non è prevista dal “contratto sociale” tra il cittadino e lo Stato, poiché non può esserci nessuno “che abbia voluto lasciare ad altri uomini l’arbitrio di ucciderlo”.

La pena capitale non è utile né necessaria ed è improduttiva per la società, e neppure rappresenta un deterrente per i malviventi, che vedono con maggiore timore la condanna ai lavori forzati a vita (pena oggi sostituita dal virus diseducativo del “perdonismo” e del “Buonismo”, in gran parte bacchettone e sinistrorso) Tuttavia non la esclude affatto e afferma: “La morte di un cittadino non può credersi necessaria che per due motivi. Il primo, quando anche privo di libertà egli abbia ancora tali relazioni e tal potenza che interessi la  sicurezza della nazione; quando la sua esistenza possa produrre una rivoluzione pericolosa nella forma di governo stabilita. La morte di qualche cittadino diviene dunque necessaria quando la nazione ricupera o perde la sua libertà, o nel tempo dell’anarchia, quando i disordini stessi tengono luogo di leggi.” (Come sta avvenendo oggigiorno). È chiaro che in qualunque maniera si giudichino i ragionamenti del grande filosofo, in merito alla pena estrema, resta ovvio il fatto che sempre di opinioni si tratta. L’ottimo libretto “Dei delitti e delle pene” è sicuramente importante per quanto riguarda la storia e lo sviluppo del pensiero illuministico in merito alle critiche contro gli eccessi e gli orrori del tempo. Non vanno perciò dimenticate l’epoca e le condizioni di vita in cui l’opuscolo nasce. (Quando una persona è affamata, pur di sfamarsi è pronta a commettere qualsiasi delitto e nessuna pena, compresa quella di morte, è in grado di fermarla). Per cui, non ha nessuna rispondenza con l’attualità e la criminalità odierna. Per rendersene conto basta leggere il brano: “Ecco presso a poco il ragionamento che fa un ladro o un assassino,” e si capirà l’abissale differenza esistente tra le tremende condizioni di vita cui la maggioranza della popolazione dell’epoca era sottoposta, e le odierne. E si capiranno bene i diversi motivi che generano l’insopportabile criminalità di oggi.

Insomma, “Dei delitti e delle pene”, per fare un esempio esplicativo, ha pressoché lo stesso valore e la medesima utilità che ha oggi (nell’ambito del pensiero scientifico) “L’origine della specie” di Charles Darwin.

 

 Il Buonismo

 

 

In quest’epoca è di moda il "buonismo". Con tale termine s’intende quell’atteggiamento in forza del quale si deve necessariamente essere misericordiosi nei confronti di tutti indistintamente, senza badare all’atteggiamento interiore. Se qualcuno non si uniforma viene tacciato d’essere un cattivo cristiano o un insensibile ai valori umani!