ASTROLOGIA: ARTE  DIVINATORIA GENERATRICE DI  SCIOICCA SUPERSTIZIONE

 

Passo indietro

 

 

Nelle discussioni sull’astrologia, che si originano all’inizio di ogni nuovo anno, intorno alle divinazioni dei più famosi astrologi, sembra si voglia cogliere l’occasione per sbugiardare (come dice Sant'Agostino nelle confessioni) “quel genere d'impostori, che chiamano astrologi”.

Eppure, giornalmente, i mass media ci bombardano con le loro baggianate.

A quanti sostengono la non scientificità dell’astrologia e di conseguenza la sua falsità, i complici di questi messeri ribattono che, non essendo la materia una disciplina scientifica si configura, sostanzialmente, come un’arte, similmente alla poesia, la pittura, la musica. (?!?)

Ma l’arte, quella vera, è storia interiore dell’uomo, che esprime i vari sentimenti dell’animo umano e senza la quale la storia scritta, quella che si occupa delle vicende del passato, sarebbe monca, perché priva della sua anima e dunque meno comprensibile. L’astrologia, al contrario della storia dell'arte, è semplicemente storia di creduloni e d’impostori, come sostiene  Sant'Agostino vescovo d'Ippona, e non solo lui.

 

Giampaolo Caria

27 gennaio 2010

Quando sarai entrato nel paese che l’Eterno, l’Iddio tuo, ti dà, non imparerai a imitare le abominazioni delle nazioni che son quivi.
Non si trovi in mezzo a te chi faccia passare il suo figliuolo o la sua figliuola per il fuoco, né chi eserciti la divinazione, né pronosticatore, né augure, né mago, né incantatore, né chi consulti gli spiriti, né chi dica la buona fortuna, né negromante; perché chiunque fa queste cose è in abominio all’Eterno (deuteronomio 18: 9,10,11,12)

Precisazione

Santo. I santi sono quelli che sono in Cristo Gesù e quanti dormono in attesa del suo ritorno. E per i quali non vi è alcuna condanna. (Romani 8:1). Infatti, nella chiesa cristiana primitiva i discepoli di Gesù erano comunemente indicati con questa parola, prima di essere chiamati  “cristiani”. per questa ragione l’apostolo Paolo indirizzava le sue lettere “ai santi che sono in Efeso”, “ai santi che sono in Filippi”, “ai santi che sono in Colosse” ecc.  

Vescovo. La parola greca significa "sorvegliante", "sovrintendente" e può considerarsi come sinonimo di presbitero od anziano. Tenendo però conto che presbitero accenna alla dignità dell'ufficio, mentre vescovo si riferisce all'ufficio stesso. E non è, come taluni falsamente sostengono, successore degli apostoli. (I Timoteo 3:1...)

I Timoteo 3

1 Certa è questa parola: se uno aspira all’ufficio di vescovo, desidera un’opera buona.
2 Bisogna dunque che il vescovo sia irreprensibile, marito di una sola moglie, sobrio, assennato, costumato, ospitale, atto ad insegnare,
3 non dedito al vino né violento, ma sia mite, non litigioso, non amante del danaro
4 che governi bene la propria famiglia e tenga i figliuoli in sottomissione e in tutta riverenza
5 (che se uno non sa governare la propria famiglia, come potrà aver cura della chiesa di Dio?),
6 che non sia novizio, affinché, divenuto gonfio d’orgoglio, non cada nella condanna del diavolo.
7 Bisogna inoltre che abbia una buona testimonianza da quelli di fuori, affinché non cada in vituperio e nel laccio del diavolo.