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"ANDO' ANCHE A PREDICARE AGLI SPIRITI RITENUTI IN CARCERE"
...è stato annunziato l’Evangelo anche ai morti.
Quanto segue è ciò che si legge nella prima epistola di S. Pietro al capitolo (3:18,19,20,21):
“18 Poiché anche Cristo ha sofferto un volta per i peccati, egli giusto per gl’ingiusti, per condurci a Dio; essendo stato messo a morte, quanto alla carne, ma vivificato quanto allo spirito; 19 e in esso andò anche a predicare agli spiriti ritenuti in carcere, 20 i quali un tempo furono ribelli, quando la pazienza di Dio aspettava, ai giorni di Noè, mentre si preparava l’arca; nella quale poche anime, cioè otto, furono salvate tra mezzo all’acqua. 21 Alla qual figura corrisponde il battesimo (non il nettamento delle sozzure della carne ma la richiesta di una buona coscienza fatta a Dio), il quale ora salva anche voi, mediante la resurrezione di Gesù Cristo,”
Come interpretare i versetti contenuti nella prima epistola di S Pietro, e in particolare il versetto 19 ?
UNA NECESSARIA PREMESSA
Verosimilmente, come sostengono molti studiosi, le epistole di Pietro non sono di proprio pugno. Si dice che il Greco delle lettere è troppo elegante per essere opera di un pescatore illetterato. Ciò non è affatto strano giacché durante tutta l’antichità si era soliti ricorrere ai favori delle persone istruite a vantaggio degli illetterati. Va ricordato che Pietro e Giovanni sono definiti esplicitamente “senza istruzione” negli Atti: 4,13. L’apostolo Paolo fa notare alla congregazione di Corinto: “non molti tra voi sono stati sapienti secondo il metro umano” (1Cor 1,26), il che indicherebbe che solo pochi erano istruiti, non la maggioranza. A tal riguardo si può ipotizzare che Pietro abbia dettato le lettere a Silvano (quasi certamente il Sila del libro degli Atti). Infatti, Pietro afferma: “Per mezzo di Silvano, nostro fedele fratello, com’io lo stimo, v’ho scritto brevemente esortandovi; e attestando che questa è la vera grazia di Dio; in essa state saldi.” (5,12). Il fatto che le lettere non siano state scritte di proprio pugno dall’apostolo Pietro, ma dettate, non sminuisce la loro autenticità. La conoscenza spirituale di Pietro, formatasi ai piedi di Gesù e illuminata dallo Spirito di Dio, non necessitava d’altro, come dimostra il passo sottostante.
“ Poi Gesù, venuto nelle parti di Cesarea di Filippo, domandò ai suoi discepoli: Chi dice la gente che sia il Figliuolo dell’uomo? Ed essi risposero: Gli uni dicono Giovanni Battista; altri, Elia; altri, Geremia o uno dei profeti. Ed egli disse loro: E voi, chi dite ch’io sia? Simon Pietro, rispondendo, disse: Tu sei il Cristo, il Figliuolo dell’Iddio vivente. E Gesù, replicando, gli disse: Tu sei beato, o Simone, figliuolo di Giona, perché non la carne e il sangue t’hanno rivelato questo, ma il Padre mio che è nei cieli.”(Matteo 16, 13,17).
19 e in esso andò anche a predicare agli spiriti ritenuti in carcere… Si può in realtà ben dire che quanto si legge nella prima epistola di Pietro al capitolo (3:18 e seg.) ha senso del tutto allegorico. Per quanto poi riguarda il contenuto del versetto 19, vuol semplicemente dire che il Vangelo e la Grazia in Gesù sono efficaci anche per gli uomini delle passate età, ossia per quanti sono come ritenuti in carcere per via delle tenebre e dell’ignoranza in cui versano gli uomini che non hanno conosciuto la verità. “Poiché per questo è stato annunziato l’Evangelo anche ai morti; onde fossero bensì giudicati secondo gli uomini quanto alla carne, ma vivessero secondo Dio quanto allo spirito.” (4,6). Ciò per dire che la Grazia non ha limiti né confini, perché Dio, Il Giusto Giudice, conosce il cuore di tutti gli uomini.
Giampaolo Caria
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