"IL LIBRO CHE LA TUA CHIESA NON TI FAREBBE MAI LEGGERE"
(a cura di Tim C. ledendo e Maria Murdy)
Le obiezioni al contenuto del libro
(La creazione e la disubbidienza dell’uomo, un racconto che si trova in tutte le culture.)
Nel primo libro dell’Antico Testamento possiamo apprendere la storia della creazione e della caduta dell’uomo, infatti è scritto:
“Nel principio Iddio creò i cieli e la terra. E la terra era informe e vuota, e le tenebre coprivano la faccia dell’abisso, e lo spirito di Dio aleggiava sulla superficie delle acque. E Dio disse: "Sia la luce!" E la luce fu. E Dio chiamò la luce "giorno", e le tenebre "notte". Così fu sera, poi fu mattina: e fu il primo giorno…”
Poi il racconto genesiaco prosegue affermando che: “l’Eterno Iddio formò l’uomo dalla polvere della terra, gli soffiò nelle narici un alito vitale, e l’uomo divenne un’anima vivente. E l’Eterno Iddio piantò un giardino in Eden, in oriente, e quivi pose l’uomo che aveva formato.
E l’Eterno Iddio fece spuntare dal suolo ogni sorta d’alberi piacevoli a vedersi e il cui frutto era buono da mangiare, e l’albero della vita in mezzo al giardino, e l’albero della conoscenza del bene e del male…” E un fiume usciva d’Eden per adacquare il giardino, e di la si spartiva in quattro bracci…”
“E l’Eterno Iddio diede all’uomo questo comandamento: "Mangia pure liberamente del frutto d’ogni albero del giardino; ma del frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male non ne mangiare; perché, nel giorno che tu ne mangerai, per certo morrai".
Poi l’Eterno Iddio disse: "Non è bene che l’uomo sia solo; io gli farò un aiuto che gli sia convenevole". E l’Eterno Iddio avendo formato dalla terra tutti gli animali dei campi e tutti gli uccelli dei cieli, li menò all’uomo per vedere come li chiamerebbe, e perché ogni essere vivente portasse il nome che l’uomo gli darebbe.
E l’uomo dette de’ nomi a tutto il bestiame, agli uccelli dei cieli e ad ogni animale dei campi; ma per l’uomo non si trovò aiuto che gli fosse convenevole…”
“Allora l’Eterno Iddio fece cadere un profondo sonno sull’uomo, che s’addormentò; e prese una delle costole di lui, e richiuse la carne al posto d’essa. E l’Eterno Iddio, con la costola che aveva tolta all’uomo, formò una donna e la menò all’uomo.
E l’uomo disse: "Questa, finalmente, è ossa delle mie ossa e carne della mia carne. Ella sarà chiamata donna perché è stata tratta dall’uomo". Perciò l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà alla sua moglie, e saranno una stessa carne…”
È pensabile che dopo questi fatti l’uomo e la donna abbiano vissuto nel giardino gioiosamente, sino alla comparsa di un serpente ad Eva: ed esso disse alla donna: "Come! Iddio v’ha detto: Non mangiate del frutto di tutti gli alberi del giardino?" E la donna rispose al serpente:
"Del frutto degli alberi del giardino ne possiamo mangiare; ma del frutto dell’albero ch’è in mezzo al giardino Iddio ha detto: Non ne mangiate e non lo toccate, che non abbiate a morire". E il serpente disse alla donna: "No, non morrete affatto; ma Iddio sa che nel giorno che ne mangerete, gli occhi vostri s’apriranno, e sarete come Dio, avendo la conoscenza del bene e del male".
E la donna vide che il frutto dell’albero era buono a mangiarsi, ch’era bello a vedere, e che l’albero era desiderabile per diventare intelligente; prese del frutto, ne mangiò, e ne dette anche al suo marito ch’era con lei, ed egli ne mangiò.
Allora si apersero gli occhi ad ambedue, e s’accorsero ch’erano ignudi; e cucirono delle foglie di fico, e se ne fecero delle cinture. E udirono la voce dell’Eterno Iddio il quale camminava nel giardino sul far della sera; e l’uomo e sua moglie si nascosero dalla presenza dell’Eterno Iddio, fra gli alberi del giardino.
E l’Eterno Iddio chiamò l’uomo e gli disse: "Dove sei?" E quegli rispose: "Ho udito la tua voce nel giardino, e ho avuto paura, perché ero ignudo, e mi sono nascosto". E Dio disse: "Chi t’ha mostrato ch’eri ignudo? Hai tu mangiato del frutto dell’albero del quale io t’avevo comandato di non mangiare?" L’uomo rispose:
"La donna che tu m’hai messa accanto, è lei che m’ha dato del frutto dell’albero, e io n’ho mangiato". E l’Eterno Iddio disse alla donna: "Perché hai fatto questo?" E la donna rispose: "Il serpente mi ha sedotta, ed io ne ho mangiato ".
Allora l’Eterno Iddio disse al serpente: "Perché hai fatto questo, sii maledetto fra tutto il bestiame e fra tutti gli animali dei campi! Tu camminerai sul tuo ventre, e mangerai polvere tutti i giorni della tua vita. E io porrò inimicizia fra te e la donna, e fra la tua progenie e la progenie di lei; questa progenie ti schiaccerà il capo, e tu le ferirai il calcagno".
Alla donna disse: "Io moltiplicherò grandemente le tue pene e i dolori della tua gravidanza; con dolore partorirai figliuoli; i tuoi desideri si volgeranno verso il tuo marito, ed egli dominerà su te". E ad Adamo disse:
"Perché hai dato ascolto alla voce della tua moglie e hai mangiato del frutto dell’albero circa il quale io t’avevo dato quest’ordine: Non ne mangiare, il suolo sarà maledetto per causa tua; ne mangerai il frutto con affanno, tutti i giorni della tua vita. Esso ti produrrà spine e triboli, e tu mangerai l’erba dei campi. mangerai il pane col sudore del tuo volto, finché tu ritorni nella terra donde fosti tratto; perché sei polvere, e in polvere ritornerai".
Una storia che si trova in tutte le culture
Alcuni ricercatoti hanno accertato che lo Zend-Avesta, la raccolta degli scritti sacri dei Parsi (gli antichi persiani), afferma che l’essere supremo Ahura Mazda creò l’universo e l’uomo in sei successivi intervalli di tempo secondo l’ordine seguente: il cielo, le acque, la terra, gli alberi, e le piante, gli animali e infine l’uomo
(in sei giorni nella Bibbia), si tratta ovviamente di tempi geologici. Dopo aver finito il creatore si riposò.
Il racconto contenuto nella Avesta si limita, affermano gli studiosi, a un semplice elenco, ma nel libro chiamato Bundehesh, in cui viene esposta una completa cosmogonia, c’è una storia molto più dettagliata dell’origine della specie umana.
Questo libro dichiara che Ahura Mazda creò il primo uomo e la prima donna insieme uniti di schiene poi dopo averli divisi (uomo e donna formatisi per scissione?) (1), li dotò di movimento e attività, diede loro un’anima intelligente e gli ordinò di “avere un cuore umile, di osservare la legge,di essere puri nel pensiero, nella parola e nell’azione”. Così erano nati Mashya e Mashyiana, la coppia da cui discendono tutti gi esseri umani.
Anche nella leggenda persiana, dopo la creazione, l’uomo venne tentato e cadde. Alcuni studiosi ci dicono che, sempre secondo la leggenda persiana, la prima coppia viveva originariamente in purezza e innocenza;il creatore aveva promesso loro la felicità eterna, se avessero continuato a perseverare nella virtù. Ma un demone malvagio, mandato dal principe dei diavoli Ahriman (Angra Mainyu), si presentò loro sotto forma di serpente e gli offrì il fruttò di un albero fantastico, un frutto che gli avrebbe resi immortali.
Nei loro cuori entrarono quindi pensieri diabolici e la loro eccellenza morale ne uscì distrutta, di conseguenza essi caddero e persero il diritto alla felicità a cui erano destinati. Essi uccisero delle bestie, e si vestirono delle loro pelli. Il demone malvagio riuscì a soggiogare le loro menti ed evocò invidia, odio, discordia e ribellione che cominciarono a imperversare ovunque.
Si è scoperto, inoltre, che i Babilonesi conoscevano la leggenda della creazione e della caduta dell’uomo circa millecinquecento anni prima degli ebrei. Anche gli egizi avevano una legenda riguardate l’albero della vita, il cui frutto aveva il potere di trasformare in Dio colui che l’avrebbe mangiato.Anche la legenda indù si avvicina molto a quella tramanda dalle scritture ebraiche.
Pure i cinesi hanno la loro Età dell’Oro, quando la natura offriva cibo abbondante e l’uomo viveva in pace tra le bestie. Nei libri sacri cinesi si narra di un giardino misterioso dove c’era un albero da cui pendevano le “mele dell’immortalità”, e quest’albero era difeso da un serpente alato chiamato drago... Poi, in parte a causa di una eccessiva sete di conoscenza e in parte a causa della donna estremamente sensuale che lo sedusse, l’uomo cadde.
Da lì in poi passione e lussuria governarono la sua mente, e cominciò la guerra contro gli animali. Anche i cinesi quindi conoscevano la dottrina del peccato originale, da sempre infatti essi credono che l’uomo sia un essere caduto.
Anche gli abitanti del Madagascar hanno una leggenda simile alla storia dell’Eden.
(1) Nota dello scrivente
LE OBIEZIONI
Quanto suesposto è in buona misura ricavato, sia pure in maniera più concisa per ragioni di brevità, da alcune parti del succitato libro di Tim C. Leendon e Maria Murdy.
Opera, questa, atta a screditare la Sacra scrittura e la fede nel Dio della Bibbia. In essa, infatti, si sostiene ormai accertato che la concezione secondo la quale l’uomo fosse originariamente un essere perfetto, e oggi è solo un avanzo caduto e corrotto di quello che era, è un semplice mito, non solo infondato, ma anche, al di là di tutto, falso.
Ma allora perché questo mito è così diffuso? Che non sia più un fatto scientifico, nonché un dogma esclusivamente cristiano, cosa implica? Tutto questo comporta che sebbene molti teologi cristiani ammettono, ma senza capirlo o professarlo, che questa sia una leggenda, tutto lo schema ortodosso viene a crollare poiché tutta la teologia cristiana è costruita proprio su questo mito.
La dottrina delle scritture ispirate da Dio, la caduta dell’uomo, la totale depravazione, l’incarnazione, la redenzione, il diavolo, l’inferno, insomma tutta la teologia della Chiesa cristiana cade a pezzi a causa di questa storia inverosimile, perché l’intera struttura si fonda proprio su questo.
Secondo il dogma cristiano l’incarnazione di Gesù Cristo è vista come necessaria perché egli deve salvare l’uomo dal male comparso nel mondo in seguito alla sua caduta. Questi due dogma non possono essere separati l’uno dall’altro: se non c’è caduta.
Allora non c’è bisogno nemmeno di redenzione, e non è necessario alcun Salvatore. Allora coloro i quali vedono in Gesù un dio e un salvatore, ma tuttavia non riescono a dimostrare la storicità della caduta dell’uomo, dovrebbero risolvere questa incoerenza. Di queste persone ce ne sono molte al giorno d’oggi.
Una diversa interpretazione del mito biblico è possibile
La creazione e la disubbidienza dell’uomo, un racconto che si trova in tutte le culture
Ma allora perché questo mito è così diffuso? Questa è la domanda che si pongono i due autori del saggio e alla quale fanno seguire anche la risposta, insomma fan tutto loro: si scrivono la musica, come si suol dire, se la suonano e pure se la ballano, convinti di aver risolto in tal modo il problema. Ma non è così.
Non è così perché si dovrebbe, in primo luogo, spiegare in maniera scientifica, senza idee fisse, le ragioni dell’universalità del mito biblico, la sua diffusione sin da epoche remote in popolazioni dimoranti in zone diverse, lontanissime fra loro, con culture dissimili per usi e costumi e senza che queste avessero la benché minima possibilità di scambievoli contati per lunghissimo tempo. Se non si è in grado di far ciò, bisognerebbe tacere, calare le ali e la baldanza.
I MITI BIBLICI
A questo punto giova riportare, per quanto riguarda in particolare i miti biblici, parti di alcuni altri scritti in cui, in diverse occasioni, è già stato trattato l’argomento.
Cominciamo col dire che è dall’universalità e dalla equivalenza della leggenda, circa La creazione e la disubbidienza dell’uomo, che si possono ricavare alcune valutazioni importanti : la prima è che i miti (ovviamente quelli biblici cui facciamo riferimento) sono descrizione delle vicende umane, materiali e spirituali, nel corso del tempo. Sono racconto che trascende il concetto di storia comunemente inteso.
La storia non può iniziare partendo dall’Homo sapiens, quel genere di essere umano che siamo noi, precede la storia, ed anche la parte più grande dell’esistenza di Adamo decorre prima dell’inizio della storia. Storia oltretutto deficitaria e incompleta, essendo semplice racconto delle vicende esteriori dell’uomo, mentre l’umana creatura è una dualità di corpo e spirito.
La conoscenza che l’uomo è riuscito ad accumulare sulla storia preumana della Terra, e dell’universo, di cui la Terra è un frammento, bisogna riconoscerlo, svetta fra le sue più sublimi conquiste. Sappiamo molto, ma al tempo stesso non sappiamo nulla.
L’origine di ciò che è l’uomo, terra, universo è avviluppata in un mistero che non siamo certamente sul punto di svelare.
Bisogna ammettere che la nostra conoscenza attuale, molto limitata, priva della bellezza dell’ispirazione poetica delle Sacre Scritture è meno credibile dei miti biblici.
Pertanto, secondo il mito della formazione dell’uomo e della donna del capitolo 2 : 7 della Genesi, la storia di Adamo (la creatura che da ominide, conformemente ad un preciso disegno del suo creatore, raggiunge, nella sua crescita evolutiva, il massimo sviluppo biologico diventando Homo sapiens : essere, quanto a conoscenza del bene e del male, ad immagine e somiglianza di Dio ; giacché è scritto : “Ecco l’uomo è diventato come uno di noi... [Genesi 3 : 22] ).
Tutto inizia nel Vicino Oriente, anche se la culla dell’umanità si trova probabilmente altrove. Scacciato, come è noto, dal mitico giardino d’Eden, (nella concezione figurale del racconto, la Terra e destinato, con la prevedibile sua estinzione, ad essere sradicato per sempre da essa). Separato così dalla presenza dell’Eterno, persa la guida e la comunione con Lui, perseguitato da un irreprimibile senso di colpa e gravato dal peso della condanna (fattori che si imprimeranno indelebili nell’inconscio collettivo) resta solo, prigioniero della sua finitezza, lontano dal Suo Dio, trascorrendo, siffattamente, la sua tormentata ed effimera esistenza.
Ed è da questo penoso stato d’animo esistenziale dei nostri progenitori e dalla paura dell’eminente castigo divino, tenuto sempre desto dall’incessante riaffiorare del senso arcaico di colpa, e dai cataclismi del tempo passato, che nasce il mito della disobbedienza e della caduta, comune a tutte le culture. Cambiamo, è vero, ma le vicende tragiche delle nostre origini e del nostro lontano passato restano scolpite indelebilmente nel nostro inconscio.
I MITI SONO I SOGNI AD OCCHI APERTI DELL’UMANITÀ
I miti, si sa, sono considerati i sogni ad occhi aperti dell’umanità. Nel sogno, si distingue il contenuto manifesto, vale a dire quello che ricordiamo, dal contenuto latente, in altre parole i veri ma inesplorati motivi che lo hanno determinato. Solo raramente tali contenuti coincidono.
In genere il contenuto latente del sogno può essere scoperto solo con impegnativi procedimenti analitici, perché il contenuto manifesto è costituito da una serie di simboli, che per effetto delle deformazioni prodotte dallo stato onirico, sono molto lontani dal contenuto latente. Tali simboli possono avere un valore esclusivo per una data persona o possono avere un significato universale, quasi costituissero un codice valido per tutti gli uomini. C’è infine chi sostiene che il sogno nell’uomo moderno ripete il modo di pensare dei primitivi.
A nessuno sfuggirà che anche nel mito, alla pari del sogno, vi è un contenuto manifesto, ricco di immagini simboliche, determinate da motivi veri, ma nascosti che occorre scoprire, affinché la causa latente che le ha prodotte affiori con chiarezza.
Indubbiamente nel mito della creazione e della disobbedienza dell’uomo è impresso, nel “DNA dell’interiorità umana”, l’ardente desiderio dell’uomo di ristabilire il primigenio rapporto con Dio e la perduta libera dimestichezza con Lui, unitamente ad un’avida richiesta di perdono e di salvezza ; che ben si esprime nel sublime canto del salmista : “Come la cerva agogna i rivi delle acque, così l’anima mia agogna te, o Dio.” (Salmo 42 : 1).
Oltre a ciò, non bisogna trascurare che l’uomo, anche se scacciato dalla presenza del suo Fattore, resta sempre ad immagine di Dio, né giova dimenticare che gli occhi dell’Eterno non si sono mai distolti da lui : provvedendogli, nel Suo compassionevole amore, giunta la pienezza dei tempi, un’arca di salvezza in Cristo Gesù. L’umanità ricerca nei miti le sue lontane origini divine, proiettando, sincronicamente, lo sguardo verso la fine dei tempi per capire quale sarà il suo destino ultimo.
Giampaolo Caria
4 novembre 2008